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Con il museo la Perdonanza cambia pelle

Il museo della Perdonanza: il contenitore che mancava per tramandare in maniera dignitosa la “memoria” della manifestazione. L’assessore Marco Fanfani, vice presidente del comitato e praticamente factotum della Perdonanza, lo immagina già collocato nel palazzo ex Isef, alla Villa comunale. «Sarebbe il luogo ideale – dice – siamo già in trattativa con la Regione. Da tempo si avverte questa esigenza per dare un a sede stabile alla celebrazione più importante della città speriamo che potrà essere pronto per l’edizione del prossimo anno». Il contenitore del Perdono potrebbe essere così strutturato: una sezione costumi, una di testimonianze audio e video e una dedicata all’editoria raccogliendo tutto ciò che è stato scritto sulla Perdonanza. L’assessore immagina un museo “vivo” capace di interagire con il visitatore. L’immaginazione galoppa e allora…perché non ipotizzare di conservare nel museo la Bolla del Perdono?

«Sarebbe davvero importante per la città – spiega Fanfani – Saranno gli esperti a spiegarci quali sono le caratteristiche che il luogo deve avere per una conservazione ottimale del documento». Per la gestione e l’allestimento il Comune lancia l’appello alla Deputazione di Storia Patria. Il museo avrà ancora più importanza se si riuscirà ad inserire la Perdonanza nella lista del patrimonio immateriale dell’Unesco. «Le probabilità sono molto buone» spiega Fanfani. Certo, fatto il salto di qualità culturale, la manifestazione sarebbe da ripensare. Insomma, polemiche sul concertone sarebbero fuori luogo se si riuscisse a connotare in maniera diversa la celebrazione.

Il sentiero secondo il vice presidente del comitato dovrebbe lo stesso del museo con tre filoni: «Cinema, editoria e musica attribuendo dei riconoscimenti alle personalità che si sono distinte in questi campi sempre però ricondotti al Perdono e alla riconciliazione». Non è che si vuole rispolverare il famigerato Premio Perdonanza? «No, per carità – anticipa Fanfani – Anche perché non avremmo i soldi per pagarlo. Purtroppo il premio così come fu impostato nacque male. Si premiò nella prima edizione il papa. L’anno seguente però non si poteva pretendere certo di dare il premio al Padreterno».

A.Cal.

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