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‘Nessun risarcimento per ingiusta detenzione per eversione’

«La Corte d’appello di Milano, usa sempre le solite argomentazioni per rifiutare il risarcimento per ingiusta detenzione a chi è stato assolto con sentenza definitiva da reati connessi all’eversione.

Credevo essere il solo, ad aver subito qualche tempo fa una profonda ingiustizia da parte della quinta sezione della Corte d’appello di Milano, che ha rifiutato di concedermi il risarcimento per ingiusta detenzione, sei anni di carcere prima di essere assolto dal reato di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative (Prima Linea)». Giulio Petrilli torna sulla questione.

«La Corte, ha scritto nell’ordinanza, che ho tratto in inganno gli inquirenti in quanto frequentavo soggetti legati all’antagonismo politico illegale.

Ho scoperto che la stessa corte, ha rifiutato sempre il risarcimento per ingiusta detenzione, quando il reato di cui uno era accusato avesse delle connessioni con “eversione” e “terrorismo”.

Dalla Corte d’appello di Milano, c’è il diniego totale ad accettare il risarcimento per le assoluzioni dai reati sopra citati.

Per la sopracitata corte, anche se assolti con sentenza definitiva, quando vieni accusato di quei reati la colpa è sempre dell’imputato.

La tendenza di questo genere c’è un po’ ovunque in Italia, ma alla corte d’appello di Milano non c’è un caso contrario.

L’innocenza non esiste, l’accusa è un marchio a vita che deve rimanerti e guai a chiedere il risarcimento.

Poi le argomentazioni sono sempre uguali “dolo e colpa grave” da parte della persona assolta, perché frequentava ambienti sovversivi».

«E’chiaro che così -prosegue Petrilli – la legge sul risarcimento, introdotta nel 1989 col nuovo codice di procedura penale è una farsa.

Ho anche scoperto, che siamo l’unico paese in Europa, che su questa norma ha inserito la clausola del “dolo e colpa grave” affinché , al di là delle sentenze assolutorie, possa scegliere a chi dare o meno il risarcimento.

Addirittura neanche nel nuovo codice della federazione russa del 1996 che ha introdotto il risarcimento per ingiusta detenzione esiste questa clausola.

Un giustizia ribaltata, quella che non si attiene alla sentenze, ma alla valutazione dei comportamenti che avrebbero tratto in inganno gli inquirenti.

Nel caso mio in questione, venni tratto in arresto in base ad alcune dichiarazioni generiche di un pentito, che collaborò alle 19.30, del 23.12.1980, come da verbale e il mandato di cattura fu firmato alle 21 dello stesso giorno.

Come ho fatto nell’arco di un’ora a trarre in inganno gli inquirenti?

Eppure questo hanno scritto i giudici, nell’ordinanza del 29 giugno scorso, per non concedermi il risarcimento.

Ho presentato ricorso in Cassazione, staremo a vedere».

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