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Orgoglio Juve, Napoli inaccettabile

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di Xavier Jacobelli

Non c’è niente da fare. Riusciamo sempre a farci riconoscere.

E meno male che la Lega aveva giustificato la cervellotica decisione di giocare la finale di Supercoppa a Pechino, con tanti saluti alle esigenze dei tifosi, con la scusa di promuovere l’immagine del calcio italiano sul mercato asiatico.

Bell’immagine. Napoli che finisce in nove e senza allenatore, al termine di una partita sciaguratamente diretta da un arbitro fuori forma, fuori condizione e smanioso solo di esserne il protagonista assoluto assieme agli altri quattro collaboratori (ci mancavano solo i platiniani giudici di porta per fare altri danni); nervi a fior di pelle, Napoli che diserta la cerimonia di premiazione, una cosa mai vista nella storia del calcio ad alto livello.

Ritirarsi dal podio è un atto di somma antisportività: qualunque sia stata l’ingiustizia patita dal direttore di gara, non può mai essere una giustificazione per tenere un comportamento del genere.

Ci sono cose molto più importanti di una Supercoppa da allineare in bacheca: il rispetto degli avversari, del pubblico e delle regole, la forza di accettare la sconfitta anche se immeritata o maturata in condizioni avverse.

E’ un vero peccato che l’epilogo del confronto fra i campioni d’Italia e i vincitori della Coppa Italia sia stato macchiato da una ritirata che non ha nessun senso.

Nel Nido d’Uccello si erano ritrovati una Juve orgogliosa e irriducibile, alla quale la vicenda Conte ha moltiplicato le energie e un Napoli che aveva cominciato benissimo sull’asse Cavani-Pandev.

Mazzoleni ha sorvolato sull’atterramento di Matri nel primo tempo (ma le immagini del pessimo servizio Rai non hanno chiarito l’episodio), ha regalato il rigore a Vucinic, ha espulso Zuniga per doppia ammonizione. Il colombiano ha compiuto due scorrettezze, viziate dai falli subiti in precedenza e non visti dall’arbitro. Il che non toglie che, se Zuniga avesse mantenuto il controllo, non sarebbe stato ammonito. O no?

Non parliamo poi delle plateali proteste di Mazzarri, che dovrebbe essere il primo a dare l’esempio alla squadra e, invece, si fa buttare fuori.

De Laurentiis ha avuto grandi meriti nella ricostruzione del Napoli che ha preso in serie C e ha portato in Champions League, conquistando la Coppa Italia dopo ventidue anni d’attesa, rifondando letteralmente una società che è diventata un modello di organizzazione e di gestione oculata dei bilanci.

Ciò detto, la diserzione di Pechino è stata una mossa totalmente sbagliata, nei modi e nella forma. Un gesto di incultura sportiva nei confronti del pubblico, degli avversari, degli stessi ospiti cinesi. E non c’è nessun alibi, nessuna scusante che possa legittimarlo.

Nei panni degli organizzatori asiatici,i quali hanno avuto la sventura di firmare un contratto che prevede un’altra Supercoppa italiana nel Nido d’Uccello, stracceremmo quel contratto e manderemmo a quel paese la Lega di serie A, non prima di averne esatto le scuse.

E pensare che questi sono i giorni di Olimpia, del fair play, dell’educazione sportiva. Il pensiero corre a Tania Cagnotto e a Vanessa Ferrari, ai Giochi vittime di ingiustizie clamorose, dalle due azzurre sopportate con classe e dignità.

E’ proprio vero: il calcio italiano, questo calcio bullo e nervoso, ha molto da imparare dagli altri sport. Adesso lo sanno anche a Pechino.

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