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La “shock economy” del terremoto nel documentario Comando e Controllo

“[i]La realtà è diversa da quella che ti fanno vedere alla televisione[/i]”. Dopo 70 minuti, l’immagine che più resta impressa è quella di un’aquilana che pronuncia questa frase scuotendo la testa. Che responsabilità hanno avuto i media nel raccontare i mesi successivi al terremoto dell’Aquila? Spente le telecamere, come hanno vissuto il dopo emergenza gli abitanti attendati? Chi è colpevole dell’attuale situazione della città?

Alberto Puliafito, giornalista e regista torinese di 33 anni, offre la sua risposta dopo aver vissuto dieci mesi nel capoluogo abruzzese. Il risultato è il documentario Comando e Controllo, girato fra giugno 2009 e inizio 2010, prodotto dalla casa di produzione dello stesso regista (iK Produzioni) e poi finanziato attraverso la rete, grazie a 500 quote da 15 euro vendute su Produzioni dal basso.

Il film si basa sul concetto di Shock Economy teorizzato da Noemi Klein, secondo cui lo shock collettivo causato da un evento catastrofico è sfruttato dal potere per imporre misure in modo non democratico. Un punto di vista tagliente, molto lontano dalle rappresentazioni date finora del caso L’Aquila.

Ecco cosa ci ha raccontato Alberto Puliafito.

La prima impressione, finito il documentario, è di un déjà vu. Comando e controllo e Draquila di Sabina Guzzanti hanno molti punti in comune, addirittura alcune interviste simili. Chi è debitore di chi?

Durante le riprese ci siamo incrociati spesso, i posti da filmare e le persone da sentire erano quelle. Comunque, proprio per evitare accuse di aver copiato, abbiamo fatto la presentazione ufficiale a New York un mese prima di loro(ad aprile, mentre Draquila è stato distribuito a maggio). Oltretutto, loro hanno acquistato qualche minuto del nostro girato.

Non sembra però che tu e la Guzzanti arriviate alla stessa conclusione

Infatti. In Draquila c’è un protagonista, l’ex presidente del consiglio. In Comando e Controllo Silvio Berlusconi non è protagonista, perché io credo sia stato parte di un meccanismo. È pericoloso dare la colpa a una persona, perché le persone passano, mentre i meccanismi restano.

Il meccanismo di cui parli riguarda la Protezione Civile, il governo, i media. Tutti questi soggetti nel documentario sono chiamati in causa come corresponsabili della situazione. E le amministrazioni locali?

In questo caso è difficile dare un giudizio. L’unica battuta che mi viene da fare è questa: qualcuno ha detto che Bertolaso ha esercitato un potere assoluto. Ma come contropartita al potere assoluto c’è il vuoto assoluto! Ma come dicevo la responsabilità sta nel sistema generale, basta leggere Shock Economy di Noemi Klein per rendersi conto che è esattamente quello che è successo all’Aquila.

Il documentario si apre con dei manichini davanti alla tv e si chiude con gli abitanti che si passano i secchi per spostare le macerie. Alla fine ha vinto la volontà sull’inerzia?

Non proprio. Se noti, non è la scena finale quella delle carriole. Avrebbe potuto finire lì, con un applauso. Ma io non ho una visione positiva della situazione. Per questo ho preferito portare un po’ più avanti il discorso, profetizzare cosa potrebbe cambiare nel nostro Paese con questo diverso modello di gestione del potere.

Oggi, però, i vertici della Protezione Civile sono cambiati, il governo è cambiato. Non pensi che la gestione del dopo terremoto in Emilia sarà diversa?

Sicuramente la Protezione Civile è stata depotenziata, ma non riesco comunque ad essere ottimista. Ad esempio, si parla della possibilità di far fare ai cittadini un’assicurazione sulla casa contro il terremoto. Ma può lo Stato non assistere i cittadini? E poi, se lo Stato si defila, non c’è il rischio che i privati ne approfittino? Solo solo ipotesi, ma vale la pena pensarci per non rischiare di rendersene conto dopo. Io credo che il torpore generale ci sia ancora. Per una certa parte d’Italia allora era facile criticare Berlusconi e Bertolaso, eppure c’era torpore. Oggi c’è l’incriticabile governo Monti e mi pare di assistere alla stessa scena. Da Berlusconi salvatore dell’Aquila a Monti salvatore dell’Italia. Nessuna critica ammessa. Chissà se fra 4-5 anni ci ritroveremo per parlare di un nuovo documentario.

di Gaia Berruto, da [url”tv.wired.it”]http://tv.wired.it/news/2012/06/27/la-shock-economy-del-terremoto-nel-documentario-comando-e-controllo.html[/url](27 giugno 2012)

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