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Roio: spegnere il rogo, accendere l’attenzione

di Carlo Frutti*

Nella speranza che le ultime fiamme che da ieri bruciano la pineta di Roio sulla collina di Monteluco si spengano e con esse l’inevitabile e rituale coda di polemiche e strumentalizzazioni politiche, dobbiamo augurarci, invece, che si riaccenda l’attenzione su questo polmone della città, su un locus che storicamente è stato considerato il parco dell’Aquila.

Come molti sapranno la pineta di Roio non è “naturale”, ma il pino nero che la caratterizza fu piantato oltre un secolo fa, grazie alla saggia politica forestale del tempo, a “ricoprire” un calvo colle che assomigliava, per i fondatori della nostra città, al Golgota, tanto che vollero erigere sulla cima Tre Croci, anch’esse, purtroppo, abbandonate all’incuria, tra box televisivi e sporcizia.

Le Tre Croci che sono il “terminale” di un percorso di fede e naturalistico che parte dal fiume Aterno per risalire con la via Mariana e le sue “cunicelle” volute dal cardinale Carlo Confalonieri, fino a Roio Poggio, al santuario della Madonna di Roio, Madonna della Croce appunto, proseguendo con la Via Crucis attraverso il parco della Rimembranza, un luogo che ricorda il martirio dei caduti della Prima Guerra mondiale. Un tempo, prima dell’ampliamento della facoltà di Ingegneria, alcune ‘croci’ segnavano il percorso fino alla Tre Croci poste alla sommità della collina. Tutto spazzato via e mai ripristinato.

La pineta di Roio è da anni abbandonata, ancor più e definitivamente dopo il sisma.

Il problema non parte dal 2009, ma ha visto, dalla fine degli anni settanta, il progressivo disinteresse delle pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, da quelle comunali, all’università, agli usi civici, ma duole dirlo, anche delle popolazioni locali, salvo ricordarsi della pineta per accaparrarsi la legna tagliata negli anni passati dalle “martellate” operate dalla Forestale per diradare il sottobosco, o per opere ed appalti “forestali” per dubbi interventi di messa in sicurezza dagli incendi, non ci pare con grande successo.

Coloro che volessero spendere qualche ora per raggiungere a piedi la pineta potranno toccare con mano lo stato di abbandono.

“Arrugginite” le gabbie che ospitarono le aquila ed i lupi; “cancellato” il ginnico Percorso Vita, la prima palestra all’aperto, un 1 chilometro realizzato dall’allora gruppo sportivo Sporting Club Roio e meta di appassionati sport naturale; “chiuso” l’unico punto di ristoro, lo Chalet, il ristorante metà delle comitive aquilane e dei tanti turisti che sostavano nel fresco della pineta al termine del tour cittadino; “sporcizia” e rifiuti ovunque, “fontanelle” inservibili, “sottobosco” ripieno di tronchi abbattuti e rami secchi lasciati dall’ultima abbondante nevicata, tutto è in “malora” nonostante la periodica attività di pulizia e manutenzione del locale Gruppo Alpini, l’unico che si occupa della pineta e che ha scelto la propria sede nella restaurata Casetta delle Volpi ora Casetta degli Alpini.

Altro problema, l’installazione selvaggia di antenne televisive, di dubbia legalità, con la crescita di un inquinamento ambientale, da emissioni elettromagnetiche, sul quale non si è mai “voluto” indagare abbastanza magari attivando una stazione di monitoraggio con rilevamenti in “continuo” ed avvalendosi anche del supporto degli esperti e degli studenti della facoltà di Ingegneria.

E mentre è restato solo negli annunci “elettorali” il parco del Ricordo con la prevista piantumazione di 309 alberi dedicati alle vittime del terremoto, proprio dagli Alpini di Roio sono partiti tanti “progetti” : dal “Sentiero” degli Alpini al restauro del “Parco della Rimembranza”, dalla Giornata Ecologica all’dea di creare un punto di primo intervento sanitario nei giorni festivi.

E la sperata riapertura della Facoltà di Ingegneria sembra sia ostacolata da reticenze ed ostruzionismi di personale e docenti… o no ?

Abbiamo voluto sottolineare una realtà, lanciare una provocazione, fornire uno stimolo, che speriamo che il futuro e l’attenzione alla Pineta di Roio non si spengano … con le fiamme. Ad maiora.

[i]*abitante di Roio[/i]

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