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Ricostruzione e università, i comuni replicano agli ingegneri

«Appare singolare e pretestuosa l’azione messa in atto dall’Ordine degli ingegneri che in questi giorni sembra catalizzare l’attenzione dei media abruzzesi in merito alle attività di supporto per la redazione dei Piani di ricostruzione dei comuni di Castelvecchio Subequo e Barisciano attraverso le convenzioni con l’Università degli Studi di Chieti-Pescara e l’Università di Camerino». A parlare è il vice sindaco del comune di Castelvecchio Subequo, Andrea Padovani, a proposito delle dichiarazioni di Armando Zambrano, presidente del Cni, in merito all’ordinanza del Tar Abruzzo che si è pronunciato rimettendo alla Corte di Giustizia UE una serie di questioni pregiudiziali sulla controversa tematica degli affidamenti di servizi professionali alle università.

«Il consiglio nazionale degli ingegneri ha sempre sostenuto che le università non possono risultare affidatarie in via diretta, senza cioè il ricorso all’evidenza pubblica, di servizi professionali di ingegneria, perché in questo modo verrebbero lesi gli irrinunciabili principi comunitari e nazionali di par condicio e libera concorrenza. Questo pronunciamento conferma la nostra tesi». Aveva detto Zambardano dopi che il Cni aveva impugnato, con due separati ricorsi al Tar, gli atti con i quali i Comuni di Castelvecchio Subequo e Barisciano stipulavano convenzioni per la ricostruzione post-sisma, rispettivamente con le Università di Pescara e Camerino, richiedendo di dichiarare le convenzioni inefficaci per violazione delle norme comunitarie.

«Va chiarito – replica Padovani – che le suddette convenzioni sono state approvate con Decreto del Commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi,  vistate dalla Corte dei Conti e l’iter è stato interamente seguito dalla Struttura tecnica di missione per la ricostruzione, oggi Ufficio di Coordinamento per la Ricostruzione. Va sottolineata la singolarità della vicenda in quanto sembra che tutti gli altri comuni abbiano fatto scelte diverse, ma così non è perché non solo Castelvecchio Subequo e Barisciano non sono casi isolati (in un primo momento anche Arsita è stata nel mirino dell’Ordine degli ingegneri) ma va detto che la gran parte dei comuni si è affidata a diverse Università italiane per l’attività di supporto ai Piani di ricostruzione (Goriano Sicoli, Gagliano Aterno, Castel di Ieri, Fontecchio,  solo per rimanere nell’area subequana, ma si veda come nell’area aquilana l’iter sia pressoché lo stesso), come pure va detto  e ricordato che l’allora Commissario per la ricostruzione ha più volte elogiato proprio il lavoro svolto dalle Università.

E’ pretestuoso in quanto gli stessi ingegneri avevano espresso, successivamente al ricorso, la rinuncia alla sospensiva al Tar e lo è ancor di più oggi che i piani sono stati adottati e in via di approvazione definitiva.

Alla luce di tutto ciò senza entrare in merito ad altre questioni, non è escluso si chieda un pronunciamento  dai diversi organi competenti  dal Governo agli uffici preposti oggi alla ricostruzione su tutti gli affidamenti, in quanto non è chiaro perché sono soli i Piani di Castelvecchio e Barisciano ad essere sottoposti ad osservazione dell’Ordine degli Ingegneri, del Tar e della Corte europea.

Se la Corte europea accoglie il ricorso vuol dire che tutto l’impianto tecnico-organizzativo fornito ai comuni fino ad oggi è stato un fallimento e mi chiedo cosa ne sarà degli altri Piani dopo che la Struttura tecnica di missione aveva più volte ribadito che gli incarichi dati alle università non dovevano sottostare alla normativa sull’affidamento dei servizi da parte degli enti pubblici.  O ci se deve aspettare una sorta di azione a catena che metterà in uno stato di crisi tutti comuni?

Insomma, se vogliamo che si fermi tutto è possibile farlo e siamo nelle condizioni di poterlo fare, se vogliamo creare tensioni e incertezze più di quante già sono presenti nei nostri comuni possiamo farlo, se invece si vuole ridare dignità e sicurezza alle persone che non hanno più la propria abitazione, se vogliamo salvaguardare il nostro patrimonio edilizio e sociale penso sia giusto non guardare esclusivamente ai propri interessi e dare risposte concrete in merito alla vicenda e a quanto gli uffici per la ricostruzione hanno determinato per arrivare all’approvazione dei piani di ricostruzione.

 Intanto nell’ombra di queste luci si sminuisce l’azione di demolizione di tutto quanto sta avvenendo per far sì che la ricostruzione inizi, in primis  la ridefinizione del piano ad un programma di interventi quindi con una minore capacità di azione e minore capacità economica».

Nel dibattito interviene anche il consigliere del comune di Barisciano, Walter Di Salvatore «Più che comprensibili le preoccupazioni esposte dai vertici dell’Amministrazione Comunale di Castelvecchio Subequo.

Se la corte di giustizia europea dovesse confermare che l’intera procedura degli affidamenti alle Università è stata, nella migliore delle ipotesi, una indebita forzatura delle norme nazionali ed europee che garantiscono la libera e pari concorrenza sul mercato, va da se che per questi amministratori il conto da pagare di tasca propria sarà uguale a quanto accordato come compenso alle Università a cui andrà sommato le spese di giudizio ed i danni causati ai cittadini per i ritardi causati.

Unica consolazione è sapere che in fondo si tratta di un danno contenuto nell’esiguo “rimborso spese” accordato agli atenei.

Ma facciamo finta per un attimo che le procedure attuate siano formalmente ineccepibili e che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri abbia torto.

Rimarrebbe da chiedersi se è ammissibile che gli atenei, con il loro fantomatico “rimborso spese”, possano costare più di uno studio professionale e che quanto restituito sia qualitativamente inferiore.

In questo caso sono certo che l’amministratore, ora tanto preoccupato, neanche lontanamente si porrà il problema se sia corretto o meno fiondare soldi pubblici dalla finestra. Mica sono i suoi…»

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