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Conte, occasione storica per la Juve: mandare a casa questa Figc

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di Xavier Jacobelli

Forse in Figc non l’hanno ancora capito che lo scontro frontale con la Juve può essere l’inizio della fine per i Dinosauri, asserragliati nel bunker di un sistema imputridito dall’incapacità di rinnovarsi.

Lo testimonia il comunicato di risposta dei federali alla durissima dichiarazione di Andrea Agnelli dopo il mancato patteggiamento per Conte.

Se verrà deferito, il Numero Uno bianconero riceverà dagli uomini di Abete il regalo migliore: un’altra medaglia sul campo nella lotta per sbarazzarsi di questa organizzazione.

Nell’editto Figc si legge che le parole di Agnelli “contrastano peraltro con le dichiarazioni (rilasciate in data 26 luglio attraverso il sito della Società), nelle quali la naturale amarezza per i deferimenti già intervenuti era – nelle parole dello stesso Agnelli – “mitigata dalla consapevolezza che le regole del processo sportivo arriveranno a fare chiarezza nel corso di questa partita che si svolge innanzi a vari gradi di giudizio”.

La consapevolezza c’era, forse, il 26 luglio. Poi, all’anima della “chiarezza” di giudizio, sono arrivati il 1° agosto (Palazzi avalla il patteggiamento di 3 mesi e 200 mila euro di multa proposto dai legali di Conte) e il 2 agosto (sconfessato dalla Diciplinare che boccia il patteggiamento, Palazzi chiede 15 mesi di squalifica per Conte). In Via Allegri evidentemente pensano la memoria sia un optional e i fatti, un’opinione.

Il caso Conte può diventare un’occasione storica per la Juve e per chi, grande o piccolo che sia, tirando fuori finalmente gli attributi seguirà Agnelli in un’azione di radicale cambiamento. Che parta dalla riforma della giustizia sportiva, passi dalla Lega dove, dal marzo 2011, sono incapaci di eleggere un presidente al posto del dimissionario Beretta, arrivi alla questione degli stadi (prepotentemente riportata al centro dell’attualità da Moratti a Milano, da Pozzo a Udine, da Prcassi a Bergamo, da Cellino a Cagliari), agli incentivi ai vivai, alla limtazione dello strapotere tv, a calendari compilati tenendo conto prima di tutto degli interessi e delle esigenze dei tifosi.

A questo proposito, sono illuminanti le parole pronunciate da Maurizio Zamparini davanti ai microfoni di Radio Radio: “Se avessi detto io quello che ha detto Agnelli mi beccavo cinque anni di squalifica. Io penso lo stesso, ma non lo dico altrimenti mi squalificano. Abbiamo già una giustizia e un codice e quello va rispettato. All’interno del calcio hanno creato questo pseudo potere che con delle prove assurde giudica e dà sanzioni pazzesche. A me hanno dato un anno di squalifica per non aver fatto assolutamente nulla. Sono anni che queste istituzioni massacrano il calcio. Bisogna mandare via tutti e cambiare completamente, non deve bastare uno che dice quattro cose senza prove per condannare un altro. Non si può prima proporre 3 mesi e poi 15, non si riesce a capire niente”.

Quando la bufera sarà passata, i presidenti e i dirigenti che vogliono cambiare il calcio italiano dalle fondamenta, ne avranno la possibilità. Purchè non prevalga ancora una volta la logica dell’appecoronamento davanti al Palazzo, dell’accettazione supina di ingiustizie quotidiane che scaturiscono dalle logiche di potere aventiunsoloobiettivo: la conservazione delle poltrone.

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