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Morì dissanguato in campagna, indagato cacciatore

Chieti – E’ indagato a piede libero per omicidio colposo e omissione di soccorso T.F., 60 anni, il bracconiere che la notte tra domenica e lunedì scorsi ha esploso un colpo di fucile calibro 12 contro Gabriele Di Tullio, scambiandolo per un cinghiale.

L’uomo, un agricoltore di Casalbordino (Chieti) ha confessato al pm di Vasto Giancarlo Ciani di aver sparato quella notte pensando di cacciare un cinghiale da 40/50 metri di distanza. Una volta resosi conto di aver colpito una persona e non un animale, si è avvicinato per poi scappare in preda al panico senza prestare soccorso.

L’indomani l’uomo si è allontanato con la propria automobile verso la Liguria da conoscenti, senza avvertire della partenza la moglie, che ha quindi denunciato la scomparsa del marito la mattina di martedì. I carabinieri di Ortona e del nucleo investigativo di Chieti hanno collegato i due eventi e rintracciato il 60enne che è tornato da Genova a Casalbordino presentandosi alla locale stazione dei carabinieri.

All’uomo sono stati sequestrati tre fucili da caccia, due carabine e circa 1.500 munizioni calibro 12, come la pallottola che ha ferito a morte Di Tullio, deceduto per dissanguamento.

«Si è trattato di un tragico incidente che l’indagato ha pienamente confessato al pm titolare dell’inchiesta» ha detto il comandante dei carabinieri della Provincia di Chieti, Giuseppe Cavallari.

L’agricoltore ritenuto responsabile della morte di Gabriele Di Tullio è indagato a piede libero «perchè non sono state ravvisate le esigenze cautelari che ne giustificassero il fermo» ha sottolineato il comandante dei carabinieri della provincia di Chieti. «Non c’è pericolo di fuga, nè pericolo di reiterazione del reato. Nonostante si sia allontanato in un primo momento è tornato volontariamente a Casalbordino e ha confessato ampiamente le proprie responsabilità al pm titolare dell’inchiesta – ha sottolineato Cavallari, affiancato dal capitano della compagnia dei carabinieri di Ortona, Gianfilippo Manconi – gli sono stati sequestrati tre fucili da caccia, 1.500 munizioni e due carabine a aria compressa. Purtroppo la caccia di frodo al cinghiale è diffusa in zone di campagna particolarmente isolate come quella dove è avvenuto il fatto».

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