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Gran Sasso institute, è già polemica

Alla presenza dei ministri Fabrizio Barca e Francesco Profumo è stato presentato nella sede dell’istituto di fisica nucleare di Assergi il piano strategico del Gran Sasso science institute che sarà avviato nell’anno accademico 2013/2014. Il ministro Barca ha sottolineato che la vocazione della nuova L’Aquila dovrà essere quella universitaria. Il ministro Francesco Profumo dopo aver ascoltato l’illustrazione del piano ha auspicato che nella scuola superioriore internazionale per dottorandi possa essere attuata una maggiore complessità e trasversalità al fine di uscire dai canoni tradizionali dando risposte concrete alle nuove esigenze del sistema paese.

L’investimento nel triennio sarà di circa 30 milioni di euro alla fine del periodo il Gran Sasso insistute sarà valutato dall’Anvur che dovrà esprimersi sulla sua stabilizzazione. Due correnti di pesiero diverse sulla sede quelle del sindaco Cialente che la vorrebbe nell’ex San Salvatore e del ministro Barca che invece propone l’ex asilo occupato di viale Duca degli Abruzzi. Tuttavia entrambe le opzioni non potranno essere pronte per la data di inizio della didattica; di qui l’individuazione di una sede provvisoria all’ex Isef o in un’ala dell’albergo Duca degli Abruzzo propone Cialente.

Il rischio del Gran sasso institute è quello tuttavia di realizzare un’altra torre d’avorio all’interno della quale gli scienziati realizzano progetti che restano confinati nei bui laboratori. Di qui l’ammonizione del ministro Profumo che ha bocciato la divisione in compartimenti stagni delle competenze di fisica, matematica, informatica gestione dell’innovazione e dello sviluppo territoriale lanciando la scommmessa della complessità e della trasversalità in modo da dare risposte alle esigenze del sistema Paese. Insomma per attrarre davvero è necessario uscire dagli schemi tradizionali per creare qualcosa di davvero innovativo ed attraente.

E l’Università dell’Aquila? Il rettore Di Orio non era presente all’happening, c’era però il prorettore Luongo, ma c’era anche la professoressa Inverardi componente del comitato ordinatore del Gran sasso institute. Un po’ imbarazzato il ministro Profumo ha dichiaratato di aver letto delle polemiche della vigilia sul mancato coinvolgimento dell’Università dichiarando di aver risposto con una lettera al rettore. «Abbiamo invitato il rettore e l’Università dell’Aquila è stata coinvolta e come» – ha tagliato corto il ministro. Le perplessità del rettore sono state però amplificate dal pro-rettore Luongo il quale ha sottolineato che «una ciliegia senza la torta non avrebbe senso. Sposo il discorso della eccellenza ma non si può prescindere dall’università. Tagliamo i rami secchi, ma non pensiamo esclusivamente ai geni. Vorrei capire come si innesta questo gioiello nel sistema universitario».

A sorpresa il professor Guido Visconti ha lamentato anche l’assenza di cattedre e dottorati in metereologia. «La scuola poteva essere l’occasione visto che non ci sono dottorati di meteorologia», ha chiosato. Il ministro ha tuttavia gelato entrambi i prof:«Si tratta di un percorso che va oltre le nostre categorizzazioni – ha replicato – Non credo sia questo l’abito per parlare di dottorato in meteorologia». Poi ha specificato che «questa operazione per avere successo debba avere componenti esogene. I contributi endogeni non portano ad un rimescolamento di sangue. Noi qui vogliamo trovare un nuovo modello educativo e di ricerca rispetto a tematiche propri di molti altri paese. Dobbiamo mettere insieme le intelligenze di tanti paesi».

Eugenio Coccia alla guida del comitato ordinatore ha illustrato il piano del Centro di studi avanzati che sarà gestito dall’Infn. Allo scadere dei tre anni di sperimentazione la struttura sarà sottoposta alla valutazione dell’Anvur e a patto che siano individuate le risorse. Ci sarà la collaborazione delle altre scuole di Trieste, Pisa e Lucca che negli anni di prova rilasceranno il titolo di specializzazione. Saranno attivati corsi di dottorato triennali corsi integrativi riservati ai ragazzi dell’università dell’Aquila, sviluppo di progetti di ricerca con coinvolgimento anche delle imprese. La lingua ufficiale sarà l’inglese. Il gruppo di ricerca crescerà all’ombra di leader scientifici. A pieno regime ci saranno 120 studenti e 15 docenti, 24 assistenti e altrettanti ricercatori.

Il ministro del Miur Profumo ha sottolineato che L’Europa ci chiede maggiore apertura più trasparenza facendo cenno al problema della gestione dei big data. Compito delle strutture di ricerca come l’Infn dovrà essere anche quello del matching fund. Ossia reperire risorse sul territorio. La direttrice dell’Infn, Lucia Votano ha sottolineato che i laboratori sono al servizio del Gran sasso institute come pure gli esperimenti, palestra in cui si eserciteranno i dottorandi. Il presidente Infn Fernando Ferroni ha sottolineato che all’Infn ci sono più utenti provenienti dall’estero che dall’Italia. Il ministro Fabrizio Barca ha colto l’occasione per sottolineare che l’idea embrionale del Gsi la ebbe il ministro Tremonti. Un polo di eccellenza ovvio, «Tuttavia perchè le cose ovvie succedano ci vogliono delle condizioni. Punti di forza locali, e l’intervento esterno che non deve essere invasivo e autoritario e dall’alto verso il basso così come acceduto qui in passato. Gli interventi esterni devono entrare una tensione creatrice». Il presidente della Regione Chiodi ha cercato di spegnere la polemica con il rettore: «Mi auguro che queste polemiche possano spegnersi. Stiamo parlando di un post laurea, di una cosa a disposizione dei laureati aquilani. Anche l’Università dell’Aquila avrà giovamento da questa struttura. Tutti ne beneficeranno».

A.Cal.

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