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Tagli cultura: concerto di protesta

Una protesta sui generis, affidata alle note di Haydin quella messa in atto dalle istituzioni del mondo dello spettacolo davanti alla Regione dove era in corso la seduta del consiglio. Le note dell’istituzione sinfonica, che si è esibita non a caso nella sinfonia degli addii di Haydin, risuonavano stamani fra gli alberi della Villa comunale dinanzi all’Emiciclo regionale. Un concerto di protesta contro una Regione “sorda”, grido di dolore delle istituzioni del mondo dello spettacolo. Durante la performance per ogni nota suonata un orchestrale ha lasciato al proprio posto una candela accesa a simboleggiare la cultura che si sta spegnendo pian piano.

Si tratta di oltre mille posti di lavori a rischio, si fa sempre più strada l’idea del ricorso alla cassa integrazione. In piazza c’erano istituzioni del mondo dello spattecolo provenienti da tutto il territorio regionale. L’assessore regionale Luigi De Fanis ha promesso di rivedere i tagli cercando di restituire una parte dei fondi attraverso una variazione di bilancio. «Se la Regione Abruzzo non darà risposte soddisfacenti anche l’obiettivo dell’Aquila capitale della cultura 2019 resterà solo uno spot pubblicitario beffardo – hanno ricordato nel loro appello i lavoratori – Non creiamo altra disoccupazione aggiungendo in questa regione, macerie a macerie. La cultura non è un lusso, ma una necessità è un bene che non si mangia, ma di cui si vive».

Fra i promotori della protesta anche l’assessore comunale alla Cultura, Stefania Pezzopane: «I tagli indiscriminati alla Cultura da parte della Regione Abruzzo – ha osservato – stanno uccidendo la nostra città e l´intero territorio. Con il taglio del 70 per cento dei finanziamenti agli enti e alle istituzioni culturali – ha proseguito l´assessore – si mettono a rischio la sopravvivenza di questa realtà e degli stessi lavoratori dello spettacolo che verranno posti in mobilità o in cassa integrazione. È la fine di tutto. Mentre da una parte il Comune e il Ministero dei Beni culturali si profondono nello sforzo, importante nell´impegno sia di lavoro che di risorse, dei “Cantieri dell´immaginario”, dall´altra si assiste alla frustrante evidenza di vedere vanificato ogni lavoro e svuotata di senso ogni idea».

A.Cal.

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