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Metanodotto sì, ma solo nel mar Adriatico

Non bastano le parole. Ci vuole un atto formale del dirigente del ministero allo Sviluppo Economico per fermare l’iter del metanodotto della Snam che sta infiammando gli animi di molte popolazioni della dorsale appenninica. L’assessore comunale dell’Aquila Alfredo Moroni, alla guida del coordinamento interregionale, contrario al passaggio della struttura nelle zone interne, ha presentato una proposta alternativa per il tragitto del gas, ossia il fondo del mar Adriatico. Moroni ha chiesto che il ministero, nel tavolo convocato per settembre, che deve essere ancora ufficializzato, come primo atto esamini la proposta alternativa.

Al presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi il coordinamento Chiede che si opponga in maniera formale negando l’intesa. Settembre insomma sarà il mese della verità per il metanodotto contestato. Mario Pizzola ha spiegato che l’interramento marino potrebbe essere fatto nell’area di San Salvo fino all’altezza del Ravennate, raggiungere la costa e da qui essere collegato fino a Minerbio. Fra le ragioni del no al tragitto interno soprattutto il rischio sismico e ancora, il fatto che il percorso passi addirittura su siti archeologici, come Peltuinum, a pochi metri dalle case del Comune di Navelli come sottolineato dal vice sindaco Paolo Federico.

Pizzola ha fatto notare come arbitrariamente il progetto sia stato diviso in cinque tronconi per sfuggire alla mannaia del VIA. Incomprensibile poi la decisione di stralciare con un iter autonomo la centrale di compressione di Sulmona che dovrebbe pompare il gas per alimentare i pozzi di San Salvo. Il 9 luglio il coordinamento ha inviato una diffida per chiedere che si torni ad un unico procedimento, eliminando la centrale a Sulmona dove domani alle 18 ci sarà un volantinaggio nel centro della città anti gasdotto i cui protagonisti saranno cittadini in tute bianche. Moroni ha ricordato che sono state votate due risoluzioni dalla Regione che hanno impegnato Chiodi a portare il problema a livello centrale per cambiare il percorso.

Votata anche una legge che esclude al possibilità di fare opere di questo tipo sul territorio regionale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche altre regioni in principio possibiliste come l’Umbria e le Marche ha assunto risoluzione che ricalca quanto fatto dalla regione Abruzzo. Gli amministratori non riescono a comprendere per quale motivo il tragitto prima previsto lungo la costa è stato repentinamente spostato sulle zone interne. Si tratta peraltro di un’opera tesa a commercializzare il gas dal nord Africa al Nord Europa. L’Italia insomma non avrebbe alcun beneficio. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha sottolineato quanto sia incredibile che un’opera di tali dimensione sia piombata addosso senza un’attenta valutazione e senza alcun coinvolgimento delle popolazioni. «Una stazione di pompaggio a Sulmona è poco credibile: non vorremmo che fosse una sorta di cavallo di Troia». «Noi fin dal 2004 avevamo sollevato questo problema – ha aggiunto Paolo Federico – quando la Snam fece pervenire un metro cubo di carte in comune. Hanno fatto un progetto prendendo una cartina geografica dell’Italia e tirando una linea».

A.Cal.

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