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Cinquanta sfumature di nulla

di Tiziana Pasetti

Ho provato, giuro. Ma ho fallito, miseramente. A metà del Nero sono crollata. Dal sonno. Dalla noia. Dalla disperazione (quasi 1000 pagine tutte uguali!).

Io non ci credo. Che qualcuno/a sia riuscito/a a leggere per intero la trilogia delle 150 sfumature che vanno dal Grigio al Rosso passando per il Nero.

Anastasia e Christian. Sono ovunque, questi due. Dalla manager alla professoressa di lettere antiche, dalla maniscalca (esiste?) alla bagnina, tutte, tutte a pendere dalle labbra di questa rubiconda E.L.James.

Milioni di libri venduti in tutto il mondo, trasposizione cinematografica non dico pronta ma quasi e registri anagrafici pronti all’omologazione dei nomi dei nuovi nati da qui all’eternità (“Che bella bambina! Come si chiama?”, “Anastasia”, “Anastasia come la protagonista di”, “No, no, ma figurati!”).

Allora. Andiamo veloci così poi correte a tuffarvi nelle acque. Questi tre tomi di letterario non hanno nulla. Sono ancora più spogli degli Harmony puri. La storia è lenta, ripetitiva e pure bugiarda. Mi spiego. Le promesse non vengono mantenute. Tutto questo sesso sconvolgente io, in quello che ho letto, non l’ho trovato. Non basta nominare stanze dei giochi, manette, fruste, dilatatori, sfere e compagnia più o meno bella per costruire un romanzo erotico. I due giovanotti sono uguali dall’inizio alla fine.
Anastasia dagli occhioni blu passa tutto il tempo dell’opera a mordersi le labbra e ad alzare gli occhi al cielo.
Christian il riccone che tanto ha sofferto da piccino è una sorta di Priapo incapace di amare davvero. Per scaricare le energie negative che durante l’infanzia hanno ipotecato il suo futuro ama provocare dolore alle sue sottomesse. Sculacciate, frustate, bacchettate sono le uniche “carezze” che è in grado di accettare. Grazie alla signora Elena ha imparato che la linea di confine tra il dolore e il piacere è molto sottile, che con i ricordi bui può convivere virandone il corso, il senso presente.
Poi le cose, con l’arrivo di Anastasia, cambieranno pian piano e, sono andata a leggere la fine, i due vivranno per sempre felici e contenti insieme ai loro figli e ai loro vibratori.

Non lo so, io di così eccitante in questo robo non ho trovato granché. Mi spiego. A meno che uno non abbia praticato altro nella vita se non la posizione del missionario non è che vengano descritte con dovizia di particolari complessi chissà quali eccitanti esibizioni: possibile che un rapporto orale o anale raccontato con un periodare da alunna di seconda media possa generare ancora risatine intimidite o timorose genuflessioni? Se troviamo eccitante questa storia che accidenti di relazioni siamo abituate ad avere? O forse sarebbe meglio dire a non avere?

I personaggi, poi. Soprattutto loro, non sono di alcuno spessore. Non basta citare l’organo sessuale maschile e quello femminile. Devi trovare le parole giuste per disegnarli sempre diversi, quegli incontri/scontri spesso sempre uguali.
Ricordate l’amore fisico tra Lady Chatterley e il guardacaccia? Ecco. Quella è letteratura e quello è erotismo. Impossibile non eccitarsi davvero, leggendo le pagine di Lawrence.

Si legge in terza di copertina il commento del Guardian: “Quello che ogni donna vuole. Ovviamente”.
Stiamo messe davvero male se tutto quello che vogliamo è un pazzo irrisolto che non ha mai avuto relazioni sane e che pretende di comandarci e controllarci e farci fisicamente male per rischiarare i propri incubi.
Stiamo messe male se non abbiamo ancora capito che se ti capita uno ricco come Mr Grey tra le mani (e non solo) la cosa che dobbiamo fare subito è non rischiare.
E legarlo ;-).
Subito, e preferibilmente per sempre.
In ogni senso.

tpasetti@gmail.com

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