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Fossa,i 20 anni della Stonehenge vestina

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In vista un grande convegno in autunno per celebrare i vent’anni della “Stonehenge d’Abruzzo”, la Necropoli di Fossa. Tanti, forse troppi, i reperti che nel post sisma sono stati trasportati fuori dal territorio, in gran parte nel Museo delle Paludi di Celano, a cominciare dal famoso letto d’osso protagonista anni fa nello stand Abruzzo di una delle più famose edizioni della Bit di Milano, testimonial della fiera antichità abruzzese.

Con grande sforzo l’amministrazione comunale di Fossa ha deciso questa estate di aprire il parco archeologico almeno nel fine settimana. Sono 300 finora i visitatori registrati. In agosto con un ulteriore colpo di reni, l’amministrazione aprirà tutti i giorni. Vengono da ogni parte d’Italia , dall’Europa e perfino dall’Australia per vendere i Menhir della necropoli vestina che ospita sepolture che vanno dal IX secolo al I secolo a.C. C’è ancora molto da scavare, ma la soprintendenza non ha fondi, così le sepolture a tomba e a camera continuano a riposare sotto la terra insieme ai propri tesori.

«Abbiamo già fatto un miracolo ad aprire – spiega l’assessore al turismo Angelo Coletti – Dovevamo partire con un’unica biglietteria insieme alle Grotte di Stiffe, purtroppo non è stato possibile chiudere la convenzione in tempo». Tuttavia sono tante le idee tese a valorizzare la necropoli che troverebbe anche una copertura finanziaria attraverso un Pit da 35 mila euro da destinare all’accoglienza e fondi Fas che potrebbero finanziare un progetto ambizioso: la realizzazione in due capannoni di proprietà del Comune di un centro polifunzionale al servizio della necropoli dove troverebbero spazio anche e finalmente i reperti del sito archeologico sparsi per mezzo Abruzzo.

L’assessore parla anche di laboratori, percorsi didattici e servizi bar e ristorante. Il progetto di massima è già pronto, spiega l’assessore di Fossa, a breve sarà presentato il progetto per concorrere al bando dei fondi Fas. Tra un mese invece partiranno i lavori per un immobile non lontano dalla necropoli donato dalla Provincia di Udine che potrà ospitare a breve alcuni reperti e mostre. Tanti gli oggetti rinvenuti nelle sepolture dalle fibbie, alle spille lavorate, cinture e placche in bronzo; tessere del complesso puzzle degli antichi abitanti dell’area vestina.

La prima tomba nella necropoli più estesa d’Italia è stata scavata appunto vent’anni fa nel 1992 in occasione della costruzione di una struttura industriale. Da allora sono state scavate oltre 600 tombe. Quelle a tumulo sono le più antiche, delimitate da grandi pietre infisse nel terreno ancora in piedi. Il periodo successivo invece (IV sec. I sec. a.C.) è stato caratterizzato dalle tombe a camera che hanno restituito i famosi letti funerari intagliati in osso. La tomba più famosa è quella contenente un letto d’osso con raffigurazioni di Dioniso.

A.Cal.

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