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Ricostruzione, Cni: No ad affidamento diretto alle università

«Il consiglio nazionale degli ingegneri ha sempre sostenuto che le università non possono risultare affidatarie in via diretta, senza cioè il ricorso all’evidenza pubblica, di servizi professionali di ingegneria, perché in questo modo verrebbero lesi gli irrinunciabili principi comunitari e nazionali di par condicio e libera concorrenza. Questo pronunciamento conferma la nostra tesi». A sottolinearlo è Armando Zambrano, presidente del Cni, in merito all’ordinanza del Tar Abruzzo che si è pronunciato rimettendo alla Corte di Giustizia UE una serie di questioni pregiudiziali sulla controversa tematica degli affidamenti di servizi professionali alle università.

Il Cni aveva impugnato, con due separati ricorsi al Tar, gli atti con i quali i Comuni di Castelvecchio Subequo e Barisciano stipulavano convenzioni per la ricostruzione post-sisma, rispettivamente con le Università di Pescara e Camerino, richiedendo di dichiarare le suddette convenzioni inefficaci per violazione delle norme comunitarie.

Il Tar ha richiesto l’intervento della Corte Comunitaria ricordando che, secondo l’articolo 2 della direttiva 2004/18/CR, le amministrazioni aggiudicatici, oltre a trattare gli operatori economici (università comprese) su un piano di parità e non discriminatorio, devono agire con trasparenza e, per aggiudicare appalti pubblici, devono applicare le procedure nazionali dell’evidenza pubblica.

Il Tar ritiene, infatti, che «il ricorso al partenariato pubblico-pubblico possa profilare il pericolo di contrasto con i principi di concorrenza quando l’amministrazione con cui sia concluso un accordo di collaborazione possa rivestire al tempo stesso anche la qualità di operatore economico, anche quando, come nella specie, siano evidentemente ravvisabili fini ed interessi pubblicistici». Allo stesso tempo, però, si pone il problema se sia possibile, vista la peculiarità del caso, l’emergenza post-sisma, configurare una forma ammissibile di detto partenariato a carattere oneroso.

«Si confida – auspica il presidente Armando Zambrano – che la Corte di Giustizia prenda una posizione netta sugli affidamenti agli istituti universitari nella direzione auspicata dagli ingegneri italiani».

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