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Province: l’Italia cambia ‘fisionomia’

La riforma delle Province comporterà un cambio storico della cartina geografica italiana, con nuovi enti che nasceranno, alcuni anche ‘riesumando’, o almeno ricordando da vicino, antiche conformazioni del territorio italiano. Si tratta insomma – almeno stando a quanto sembra configurarsi dalla nuova fisionomia che verrà a crearsi con la riforma – di una riforma storica, la prima addirittura, dall’epoca napoleonica.

Da quanto si apprende, tra le nuove Province che potrebbero nascere dall’accorpamento di quelle esistenti c’é la ‘Provincia romagnola‘ che riunirebbe Cesena, Forlì, Rimini e Ravenna. Parma, Piacenza, Modena e Reggio Emilia, invece, potrebbero far parte di una sorta di ‘Provincia del buon gusto‘ capace di riunire tutte le migliori Indicazioni geografiche protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto.

Viterbo e Rieti potrebbero far parte della Provincia della ‘Tuscia Sabina’, Latina e Frosinone della Provincia Pontina e della Ciociaria.

Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica‘, escludendo L’Aquila, mentre Savona e La Spezia farebbero parte della provincia di Ponente.

Ogni Provincia – prevede il provvedimento del Cdm – dovrà avere almeno 350 mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati: chi non riuscirà a raggiungere questa soglia per creare un nuovo ente potrà fare anche una sorta di ‘campagna aquisti’.

Una fase successiva di questo riordino prevederà anche la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo, il dimezzamento delle prefetture, il quasi dimezzamento delle questure, degli uffici scolastici provinciali e dell’Inps.

Cambieranno anche le competenze delle attuali e delle nuove Province, che continueranno ad esercitare competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità, mentre non si occuperanno più di mercato del lavoro e di edilizia scolastica. Saranno i Consigli delle autonomie locali (Cal) a predisporre un progetto di accorpamento che sarà presentato alla Regione e da questa al Governo. Il tutto deve avvenire entro il 1 gennaio 2014, ma il governo spera di concludere il tutto il procedimento molto prima.

L’esito generale della riorganizzazione delle Province, come ha spiegato il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, «porterà a un numero, con qualche unità di approssimazione, intorno alle 40 Province e alle 10 città metropolitane». I requisiti del riordino, ha confermato Patroni Griffi, «sono stati individuati in almeno 320mila abitanti e almeno 2.500 chilometri quadrati: nuove aggregazioni che sorgeranno non potranno andare al di sotto di questi requisiti». «Questo – ha aggiunto il ministro – costituisce il secondo passaggio del percorso gia’ delineato nel decreto spending review: si tratta dell’individuazione dei criteri dimensionali minimi sulla base dei quali tutte le province dovranno essere riordinate. Ora si apre il confronto con i consigli delle autonomie locali e delle regioni e il passaggio finale di questo percorso in un nuovo atto legislativo che metterà a regime il complesso riordino del sistema di governo sul territorio».

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