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‘Nelle carceri abruzzesi situazione preoccupante’

Il consigliere regionale Gino Milano, capogruppo Api, ha aderito alla lettera aperta inviata al presidente della Repubblica redatta da Andrea Pugiotto e sottoscritta da oltre 100 fra costituzionalisti, ordinari di diritto penale e di diritto processuale penale, insieme ad una quindicina di garanti dei detenuti, sul problematica del sistema penitenziario italiano.

«Tempo fa – sottolinea Milano – ho visitato l’istituto penitenziario di Sulmona e ho potuto costatare personalmente il dramma della condizione dei detenuti che vivono in un carcere sovraffollato e con scarse possibilità di essere impiegati nelle fabbriche interne a causa della drastica riduzione di fondi. Mi sono reso conto che a soffrire è l’intera comunità carceraria, in quanto anche il personale di polizia penitenziaria, con un organico sempre più ridotto rispetto alle crescenti esigenze di servizio, è costretto a turni massacranti e a sorvegliare una grande quantità di detenuti in condizioni di disagio».

«Nelle 8 carceri abruzzesi, quasi tutte in sofferenza a causa degli esuberi di presenze – continua Milano – si contano circa duemila detenuti contro una capienza che supera di poco i mille e 500 posti disponibili, con un indice di sovraffollamento che si attesta al 128%.

Nello scenario italiano, l’Abruzzo resta tra le regioni con un tasso di sovraffollamento al di sotto della media, allineata intorno al 145,8%. Ma le condizioni in cui versano le carceri abruzzesi sono ugualmente preoccupanti, come dimostra l’escalation di suicidi, particolarmente nell’istituto penitenziario di Teramo, dove, nel mese scorso, si sono registrati ben due suicidi ravvicinati. Il carcere tramano, sovraffollato, continua a ricevere trasferimenti di detenuti con patologie psichiatriche nonostante la nota carenza di personale e la difficoltà organizzativa; i detenuti rimangono chiusi quasi 21 ore al giorno, mentre i soggetti con disagi psichici non sono tenuti separati dagli altri, con celle adatte ad ospitare un solo detenuto, ma che in estate arrivano ad ospitarne tre».

«Più in generale – spiega il consigliere regionale – nelle case di reclusione abruzzesi, oltre alle inadeguatezze di molte strutture, si registra anche una carenza di assistenza sanitaria, spesso assicurata attraverso convenzioni con professionisti esterni, che sopperiscono alle deficienze di personale interno. Le attività di rieducazione e i rapporti con il mondo esterno, che il più delle volte è indifferente al problema carcerario, evidenziano una inadeguata programmazione, anche a causa della cronica insufficienza di mezzi e risorse finanziarie.

Per questo, in Abruzzo come nel resto d’Italia, occorre che la politica, ai vari livelli, le istituzioni tutte, la cultura e l’associazionismo si mobilitino per portare avanti una battaglia di civiltà umana e giuridica».

«E’ questa – conclude Milano – l’occasione per trasformare la crisi della giustizia e delle carceri in una opportunità di cambiamento strutturale e, ciò per uno Stato che si dice democratico costituisce un vero e proprio obbligo costituzionale».

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