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Imprese: gli insegnamenti di H-Farm

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Dando seguito all’incontro “[i]L’Aquila start up city – Innovazione e imprenditorialità diffusa per la rinascita della nostra città[/i]”, avvenuto nelle scorse settimane, che ha permesso di entrare in contatto con H-Farm, il più importante incubatore d’impresa privato italiano e una delle eccellenze in questo campo in ambito internazionale, gli organizzatori Salvatore Santangelo (associazione “L’Aquila che rinasce”), Laura Tinari e Stefano Panella (Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria L’Aquila) hanno visitato nei giorni scorsi la sede di questa realtà a Ca’ del Tron (Treviso).

La delegazione aquilana è stata raggiunta da monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare di L’Aquila, che durante l’incontro aveva mostrato particolare interesse nei confronti di questa azienda e della sua filosofia che pone sempre la persona al centro.

«H-Farm -ha spiegato Santangelo- ci ha insegnato che le start up per nascere e crescere hanno bisogno di un ecosistema fatto di passione, cultura dell’innovazione e del rischio».

Altro aspetto che ha “impressionato” in H-Farm, come si legge in una nota dell’associazione ‘L’Aquila che rinasce’, è stata «l’età di coloro che imprendono, lavorano e vivono questa grande realtà: tutti giovanissimi. In un’Italia che invecchia e che ogni giorno viene definita un Paese non più per giovani, H-Farm dimostra che investire sulle giovani generazioni è oggi la carta vincente per creare imprenditoria nuova e diffusa. Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, ha infatti affidato la guida della task forse sul questo tema proprio a Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm».

«Si dovrà ora guardare con maggiore interesse all’incubatore d’impresa che il Comune di L’Aquila intende realizzare nell’area ex Italtel, considerandolo una occasione da non perdere – prosegue la nota – La proposta fatta da alcune associazioni di categoria di cambiare la destinazione d’uso di quell’aria, destinandola alla movida aquilana, mostra ancora una volta l’importanza che in questa città si dà al contingente e la mancanza di una strategia e prospettiva futura».

La delegazione ha verificato inoltre «quanto sia forte e voluta dal territorio la candidatura di Venezia a “Capitale europea della cultura 2019”, mentre quella aquilana non è neanche registrata dai “radar” né considerata competitiva a dimostrazione che, terminata emotiva la spinta del terremoto, senza progettualità e risorse non si ha nessuna possibilità reale di competere su questi scenari».

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