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Da Barisciano riflessioni sul digital divide

«Da almeno 12 anni sento parlare in Abruzzo di banda larga… rupar, comnet, comnet-ra, comnet-pa, digit-pa, digital divide, ecc… e ad ogni cambio di acronimo ho visto la Regione spendere fondi europei, nazionali e regionali… a metri cubi. Una quantità tale di risorse economiche sufficienti a cablare un’intera nazione o per dotarci di un satellite per telecomunicazioni tutto nostro».

E’ quanto dichiara il consigliere comunale di Barisciano (Aq) Walter Salvatore. «Oltre al nome di questa strategica infrastruttura negli anni è cambiato anche quello degli enti che hanno avuto l’occasione di cimentarsi nell’arduo compito che in Umbria risolsero nel 2001 spendendo la metà di quanto impegnato dall’Abruzzo nello stesso periodo.

Leggendo le cifre che il Presidente Chiodi, tutto gongolante, ha snocciolato in questi giorni sugli ultimi investimenti fatti sul digital divide e sulle intenzioni di spesa future, viene la pelle d’oca: 50 milioni di euro già spesi per l’infrastrutturazione della banda larga nei comuni e negli agglomerati industriali; 3 milioni di euro sono stati utilizzati nell’ambito del Psr su aree rurali che presentavano particolari criticità; 7 milioni di euro messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico;

18 milioni di euro di risorse regionali a valere sul Fas 2007-2013 che saranno destinate a creare e a migliorare l’infrastrutturazione informatica sul territorio; er un totale di ben 78 milioni di euro… e mancano all’appello quelli già spesi negli anni che vanno dal 2000 fino al 2006 più i costi sostenuti per gli stipendi e le strutture e gli enti regionali impiegate».

«Dicevamo che la banda larga ha nel tempo cambiato nome, assumendone man mano sempre di più esotici e fantasiosi, sono cambiati gli enti a cui la Regione ha demandato e demanda lo studio e la realizzazione di quest’opera faraonica ma, guarda caso, i personaggi, che si possono contare sulle dita di una mano, che da dodici anni gestiscono l’intero affare, sono sempre gli stessi.

Cambiano di poltrona e di ruolo in una sorta di balletto studiato a tavolino ma i nomi dei ballerini sono sempre uguali. In un mondo in continua evoluzione e cambiamento questa circostanza può considerarsi a tutti gli effetti un’interessante anomalia che varrebbe la pena studiare con più attenzione.

Questi ballerini, nonostante calchino le scene da oltre dodici anni, hanno ancora il piede leggero perché d’informatica e telecomunicazioni i loro interlocutori politici, vecchi e nuovi, poco e nulla capiscono e anche le varie Procure, con tutta la loro buona volontà, fanno fatica a districarsi ed orientarsi in quest’ambiente spesso virtuale ma capace di ingoiare, come abbiamo visto, quantità di denaro davvero ingenti producendo, di contro, risultati davvero modesti».

«Mi sia consentito un suggerimento – conclude Salvatore – che potrebbe tornare utile all’intero Abruzzo: che gli amministratori pubblici e qualche inquirente si prendano il tempo necessario per un corsetto d’informatica e procurino di farsi affiancare/aiutare da consulenti tecnici esterni alla rosa dei nomi già menzionata».

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