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La cultura non si taglia, insorgono le istituzioni aquilane

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Riportiamo integralmente la nota diffusa da alcune Istituzioni culturali aquilane del settore dello spettacolo dal vivo relativa ai tagli alla cultura stabiliti dalla regione Abruzzo.

[i]La politica della Regione Abruzzo che, dal 2008 a oggi, ha tagliato fino al 78% i fondi per la sopravvivenza della cultura in Abruzzo, fa perdere alla regione risorse e posti di lavoro, in un momento di drammatica crisi come quello che stiamo attraversando e, tra l’altro, in assenza di ogni attenzione per le zone colpite dal terremoto.

A rischio chiusura le maggiori istituzioni culturali del capoluogo abruzzese e della Regione, con la perdita di oltre mille posti di lavoro, senza contare l’indotto.

Se la Regione Abruzzo non darà delle risposte soddisfacenti anche l’ipotesi, tanto sbandierata, di “L’Aquila città europea delle cultura 2019”, resterà solo un spot pubblicitario e beffardo, anziché rappresentare uno straordinario volano per tutta la regione.

La cultura non è un lusso, ma una necessità; è un bene che non si mangia, come ebbe a dire grossolanamente un ex ministro alla cultura, ma di cui si vive.

Guardando i dati del Rapporto annuale Federculture 2012, l’incremento della spesa delle famiglie italiane per la cultura è stato maggiore di quello registrato per il vestiario e per gli alimenti. Questo significa che in uno scenario di crisi in campo economico, politico e sociale senza precedenti per il nostro paese, il settore cultura dimostra ancora vitalità e grandi potenzialità.

È tempo di rivendicare con forza che il nostro è un settore vivo, che produce eccellenze e risorse economiche. È tempo di costruire un più ampio fronte di discussione che consenta l’unione delle varie categorie della creatività, intorno ad un progetto condiviso e per ripensare dal basso nuovi modelli di politica culturale. Lanciamo un appello a tutti i singoli lavoratori dello spettacolo dal vivo, tecnici, maestranze, artisti, operatori, stabili/precari/intermittenti, alle compagnie, agli spazi di produzione indipendenti. Lanciamo un appello alle cittadine e ai cittadini della città dell’Aquila e della Regione Abruzzo perché difendano ciò che gli è proprio e che contribuisce a definire l’identità di una comunità. La conoscenza, il sapere, la musica, il teatro, la danza, l’arte in senso generale, ossia i prodotti della espressione umana, sono un bene comune e non merci. Quanto più si consuma “sapere”, tanto più questo si moltiplica e si diffonde.[/i]

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