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Province: la stagione del cambiamento

di Licio Di Biase

Si sta facendo un gran parlare in questi giorni, dopo il provvedimento del governo, circa le annessioni di questa a quella provincia e viceversa ed è evidente che scatta l’orgoglio e l’attaccamento al proprio campanile.

E’ difficile, ma l’Abruzzo dovrebbe approfittare di questa circostanza per allargare il dibattito e soprattutto dovrebbero essere le località costiere ad approfittare di questa circostanza.

Non si può limitare la riflessione a questa o a quella fusione. Occorre cogliere al volo l’opportunità della riduzione delle province per ridisegnare l’Abruzzo.

Il dibattito deve concentarsi su quattro temi:

1 – L’unificazione della Regione Abruzzo con il Molise.

2 – L’unione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, da farne un unico Comune;

3 – L’articolazione di tre Province: la Provincia del Molise, quella di Pescara/Chieti e quella di Teramo/L’Aquila, con processi di fusione e non di annessione

4 – Rileggere il territorio per una verifica del Capoluogo.

1 – Iniziamo dal discorso più importante. Occorre tornare alla Regione Abruzzo-Molise. Consolidare una regione più forte, più grande in modo da farne una realtà più evidente del versante Adriatico dell’Italia Centrale. Per fare questo ci vorrà del tempo, ma occorre molta tempestività. C’è chi parla di una regione che comprenda anche le Marche. Sicuramente è un discorso affascinante che darebbe a questo pezzo di territorio una notevole forza contrattuale soprattutto in un’epoca in cui l’Europa è destinata a diventare sempre più l’Europa delle Regioni.

Questa è la prima sfida che attende il territorio del medio Adriatico.

2 – Poi, c’è un altro discorso: la città di Pescara. Nei millenni è stato uno dei luoghi più importante della costa Adriatica. Con Venezia, Ancona e Bari in duemila anni risulta una delle località più in vista. Ma poi negli anni ha smarrito queste sue caratteristiche a tutto svantaggio della Regione. Pescara porta dell’Est, ma oggi questa città rischia di implodere e di non riuscire ad essere il luogo che dovrebbe determinare lo sviluppo della regione.

Una città che, con i suoi dintorni, è un patrimonio infrastrutturale di grandi potenzialità non solo per la regione ma per l’intera costa Adriatica dell’Italia Centrale, con gli snodi autostradali e viarii, con lo snodo ferroviario e con una delle più funzionali stazioni d’Europa, con un aeroporto in crescita, anche se a fatica, con un invidiabile approdo turistico, con un porto che vive una stagione di grandi difficoltà, ma è lì, con un interporto e poi con tutta una serie di servizi di livello superiore.

Ora è giunto il momento per definire un nuovo assetto amministrativo di quelle realtà che mostrano i segni classici della continuità urbana: Pescara, Montesilvano e Spoltore (almeno questi tre Comuni) devono avviare il confrondto per una fusione.

Va pensato ad una nuova “Piattaforma Territoriale”, che metta insieme queste realtà che hanno una continuità urbana, che hanno necessità di servizi in comune, che possono razionalizzare l’impegno di risorse. Ma soprattutto, queste tre realtà devono concretamente ipotizzare l’idea della fusione per gestire in modo razionale le loro periferie, che potrebbero divenire il fulcro del futuro assetto della nuova realtà amministrativa. Pescara e Spoltore sono stati nel passato (dal 1928 al 1948) già unificate, ma a quel tempo la logica era diversa, era una logica agraria. Oggi Pescara, Montesilvano e Spoltore devono unirsi per diventare la grande città del medio Adriatico, vera porta dell’Est, punto di riferimento di tutto l’Abruzzo costiero ed interno. Questa è la nuova sfida che attende le classi dirigenti locali.

Fare di questo territorio la vera novità dell’Italia centrale, attraverso una operazione di fusione, così come hanno fatto le medie città dell’Europa, che si sono fortemente rafforzate. Un esempio: Charleroi, in Belgio.

3 – Passiamo ora alle Province. Non è ancora chiaro se l’Abruzzo avrà una sola o due Province. Intanto, si deve parlare di fusioni, e non di annessioni, tra le Province. La zona a sud del fiume fino al 1927 era nella Provincia di Chieti, ma quella a nord era nella Provincia di Teramo. Così come i tanti Comuni del territorio Vestino, ricchi di tradizione teramana.

Così come è stato rivendicato per L’Aquila, al tempo del capoluogo, la maggiore antichità (poi rivelatasi falsa) rispetto a Pescara, anche le ragioni storiche oggi devono essere tenute in considerazione. Qui, non passerà nessuna annessione!!! O ci si fonde o non si fa niente!!! Sul punto dell’unione delle Province c’è un errore che nessuno ha sottolineato.

Il provvedimento della scorsa settimana determina l’accorpamento delle Province che non possiedono entrambi i seguenti requisiti (anche se, come già detto, dalla norma sembrerebbe che l’Abruzzo possa rimanere con una sola Provincia, ovvero L’Aquila in quanto Capoluogo):

a)territorio: almeno 3.000 Kmq.;

b)cittadini residenti: almeno 350.000.

Guardiamo alla realtà delle quattro provincie:

L’Aquila
Territorio in Kmq: 5.035

Abitanti: 310.000

Chieti Territorio in Kmq: 2.588

Abitanti: 397.000

Pescara

Territorio in Kmq: 1.224

Abitanti: 323.000

Teramo
Territorio in Kmq: 1.947

Abitanti: 312.000

Come si può constatare NESSUNA delle attuali Province abruzzesi ha i requisiti per restate “autonoma”, ecco il motivo per cui nessuna Provincia può pensare di annettersi un’altra. Qui bisogna parlare di Province che si fondono e che danno origine a nuovi Enti. Se Pescara e Chieti si fonderanno nascerà una nuova Provincia ( che si potrebbe chiamare “Abruzzo Citeriore” – anche se ci sarebbe un piccolo errore storico-geografico), così per L’Aquila e Teramo ( che potrebbero determinare la nascita di una Provincia da chiamare “Abruzzo Ulteriore”). Certamente, sono solo esempi ed anche discutibili. Me l’esempio è per far capire che nessuno può ipotizzare annessioni ed imposizioni del nome. E non stiamo a sottolineare la valenza socio-economica della fascia costiera, sarebbe troppo facile dimostrarne la grande superiorità.

4 – E, quindi, è evidente che, sia a causa della norma che determinerebbe l’esistenza di una sola Provincia, cioè del Capoluogo di Regione, sia una così profonda e radicale trasformazione dell’assetto istituzionale della regione condurrà inevitabilmente ad una rilettura del Capoluogo.

Una nuova Regione, nuove provincie e, sicuramente, fusioni di Comuni, a prescindere da Pescara, Montesilvano e Spoltore, determineranno profonde riflessioni che, però, dovrebbero essere prive di livore campanilistico. Qui ne va delle sorti di tutto l’Abruzzo.

Scriveva nel 1963 Antonio Mancini, Sindaco Pescara e Parlamentare della DC:“L’Abruzzo ha bisogno di un centro propulsore della propria economia, che ne acceleri lo sviluppo commerciale ed industriale e ne ecciti con l’esempio l’iniziativa e l’intraprendenza: questo centro può essere solo Pescara”.

E scriveva queste cose in un opuscolo dal titolo “Pescara o Aquila? La volontà degli abruzzesi sulla scelta del Capoluogo”, curato dal “Comitato Cittadino Pro Pescara”.

Questa frase, così come tutto l’opuscolo, sono utili elementi di riflessione in una stagione di grandi cambiamenti istituzionali.

Queste sono delle ipotesi di risposte (qui nessuno ha la bacchetta magica e le scelte si fanno confrontandosi) alla globalizzazione e al futuro dell’Europa che sarà sempre più l’Europa delle Regioni. Occorrerà aprire un confronto, che sarà senz’altro duro. Ma questa volta speriamo che le barricate campanilistiche non ci saranno, perché se non saremo pronti ad affrontare i nuovi tempi, rischiamo di essere travolti dal mondo globalizzato e dall’Europa che va avanti.

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