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‘Mentre il debito italiano aumenta, quello abruzzese diminuisce’

«L’economia è globalizzata e i governi sono locali , tutto questo rende difficile o quanto meno complicato gestire i fenomeni economici». A sottolinearlo è il presidente della regione Gianni Chiodi intervenuto oggi al convegno su “[i]Economia del mondo, Economia d’Abruzzo e Parità di genere[/i]” ospitato dalla sede della Provincia di Pescara. All’incontro hanno partecipato il direttore esecutivo della World Bank, Piero Cipollone e la consigliera di Parità della Regione Letizia Marinelli, moderati dal professor Massimo Sargiacomo dell’Università “G. d’Annunzio”.

«L’Abruzzo – ha spiegato Chiodi – nel 2008, ereditava un debito pubblico di circa 4 miliardi di euro. Grazie alle scelte operate nell’ottica del risanamento, ma soprattutto per la determinazione di questa amministrazione, oggi il debito degli abruzzesi è sceso di circa il 14 per cento ed ammonta a circa 3 miliardi e 120 milioni di euro. Ma non è solo un dato freddo che pone in risalto il valore delle scelte operate, ma il riordino dei conti e della spesa regionale, che inverte la tendenza ad indebitarsi in maniera strutturale. E così, mentre il debito pubblico italiano aumenta, quello abruzzese diminuisce costantemente».

Il presidente della Regione Abruzzo ha poi precisato che «tenere i conti in ordine e ridurre la spesa sanitaria significa, per gli abruzzesi, poter avere più soldi in tasca e presto si interverrà per far scendere la pressione fiscale regionale e far scendere la pressione fiscale vuol dire poter innescare processi di rilancio dell’economia del territorio, attraverso sia le risorse pubbliche nuovamente disponibili, sia per la maggiore capacità di spesa dei cittadini che si risentirà sui consumi».

«L’Abruzzo – ha aggiunto Chiodi – ha fronteggiato la crisi meglio di altre regioni cercando di evitare il default da debito che rischiava di subire nel 2007, quando non fu in grado di pagare i fornitori del sistema sanitario e venne costretta a sottoscrivere, il 16 marzo di quell’anno, un piano di rientro per la sanità, nulla di diverso da quello che ha fatto il Fondo monetario internazionale con la Grecia. I dati dell’istituto Leoni, che descrivono il rapporto tra debito pubblico Italiano e quello regionale, dimostrano che dietro questa logica non c’è una visione ragionieristica, ma una forte tensione ideale. Infatti, come diceva Plutarco, nessun popolo oberato di tasse potrà essere un popolo forte e sarà per questo destinato a diventare schiavo.

Se vogliamo regalare ai giovani quote di futuro e di speranza, abbiamo il compito di ridurre le cambiali che hanno sulle loro spalle. E solo attraverso la riduzione del debito pubblico, quindi della spesa, ci sarà la possibilità di ridurre le tasse per favorire la crescita.

L’unico modo per farlo è quello di stimolare i consumi ma la gente consuma se ha più denaro in tasca. In un simile contesto anche gli investitori privati saranno stimolati ad investire se avranno la quasi certezza di fare un profitto adeguato».

Chiodi ha poi analizzato la situazione economica dell’Abruzzo nel periodo 2007-2010 che testimonia una «discreta tenuta visto che la diminuzione del Pil, secondo i dati ufficiali dell’Istat, si è attestata sul 4,1 per cento mentre per il mezzogiorno ha toccato il 6 per cento, nel centro nord è stata del 5 per cento a fronte di una media nazionale del 5,3 per cento».

Cipollone ha parlato invece di possibile ‘ripresina’ per l’Italia solo a partire dal 2014, ma ha anche invitato a «pensare in positivo e a non assumere atteggiamenti negativi». Cipollone, di origine abruzzese, dall’alto della sua posizione privilegiata di direttore esecutivo della World Bank ha fotografato la situazione di un’economia mondiale trainata solo dai paesi in via di sviluppo ed ha spiegato la scelta di alcuni paesi di tagliarne i tassi di interesse allo scopo di far ripartire l’economia. Poi ha illustrato le diverse attività della Banca mondiale. «che non è solo una banca che regala soldi ai Paesi del terzo mondo, ma può intervenire per rilanciare lo sviluppo economico – ha detto – perché possiamo produrre interventi utili e riproducibili». Cipollone ha poi invitato anche le imprese abruzzesi ad avvicinarsi alla World Bank ed a conoscerla perchè «se si ha un’idea imprenditoriale forte che può creare sviluppo reale, la World Bank può credere nel progetto, sostenerla e permettere di realizzarla».

Ad affrontare le questioni relative alla parità di genere è stato il consigliere di parità regionale, Letizia Marinelli, che ha spiegato come «l’Abruzzo si colloca, a livello di tassi di occupazione, tra le regioni del centro-nord. Nel nord, in particolare, la differenza è minima tra occupati uomini e donne ma quello che è importante rilevare è come la crisi colpisca proprio le donne nella composizione qualitativa del lavoro, cioè in quello che le donne fanno, nelle mansioni che sono chiamate a svolgere». Eppure, per ovviare a queste problematiche, esistono degli interventi mirati che, nell’ambito dei fondi strutturali europei, sono definiti azioni. «In particolare, nei piani operativi regionali – ha proseguito la professoressa Marinelli – le politiche di genere trovano spazio quasi costantemente, sulla base di un concetto trasversale che dovrebbe servire proprio a superare la “segregazione” delle stesse donne. C’è poi il problema della differenza retributiva che rileva in tutta Europa e che in Abruzzo produce un forte squilibrio sul reddito delle donne – ha aggiunto la Consigliera di regionale parità – cosa che accade anche in Paesi del nord Europa come Danimarca, Svezia e Finlandia, notoriamente virtuosi in termini di politiche di parità di genere. Insomma, nonostante lo stanziamento di consistenti quote di fondi strutturali, la situazione delle donne non si è modificata. Probabilmente, alla base di ciò, c’è un sistema basato su analisi inefficaci dell’impatto delle risorse, cosa che non permette un’adeguata valutazione dei risultati prodotti e della possibile riforma del sistema. La proposta consiste dunque nel rivedere la qualità prodotta e non il numero dei soggetti coinvolti previsti dagli indicatori».

«Un fatto è certo – ha concluso Letizia Marinelli – la Regione Abruzzo si è molto impegnata in questo ambito riuscendo a scongiurare il rischio di disimpegno automatico dei fondi . Resta da vedere, per esempio relativamente alle specifiche politiche inerenti il Fondo sociale europeo, a che cosa abbiano portato in concreto tali interventi».

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