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Ultimatum dei sindaci a Barca

Una operazione di killeraggio dei borghi dell’Aquilano come Santo Stefano di SessanioCastel del Monte; nuclei composti per l’80% da aggregati costituiti in maniera esclusiva da abitazioni non principali che non potranno avere neanche un euro di indennizzo per la riparazione. I sindaci non ci stanno e lanciano un ultimatum al sindaco Barca. Se non verrà accettato il pacchetto di 20  emendamenti, entro domani alle 10, i primi cittadini dei comuni del cratere consegneranno le fasce tricolori al prefetto.

«Che nomini pure 56 commissari – ha tuonato Donato Circi – tanto con questa legge saremo commissariati ugualmente». Ma andiamo per ordine. Due le richieste essenziali dei borghi del cratere sismico, la possibilità di essere i registi della ricostruzione così come era stato promesso attraverso gli 8 uffici per aree omogenee (no da grande fratello imposto da Roma nel super ufficio centralizzato) e soprattutto il finanziamento delle parti comuni degli aggregati composti solo da abitazioni non principali che fino ad oggi non beneficiano di alcun contributo visto che la legge Barca finanzia solo il  centro storico del dell’Aquila.

Il capoluogo cosa sarebbe senza Santo Stefano di Sessanio? Senza Castel del Monte? Questi borghi composti per il 90% da aggregati di seconde o terze case esclusive (senza neanche mezza abitazione principale)  rischiano di non poter essere mai ricostruiti. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente vuole essere della partita, prende la parola per primo, dimostrando di non voler scaricare il cratere. Cerca tuttavia di giustificare il ministro Fabrizio Barca: «E’ schiacciato come una noce – spiega – da una parte ci sono le richieste del territorio, dall’altra la mannaia del Mef».

Cialente ha rilanciato sulle due condizioni poste dai colleghi, anche se «il ministro per telefono, ha assicurato che questi uffici saranno autonomi nelle gestione della ricostruzione».  «Noi dobbiamo ricostruire i nostri borghi – ha detto -. Il problema delle abitazioni non  principali è la questione nodale. Noi non stiamo chiedendo la luna. Non siamo tranquillizzati dal fatto che si ricostruisca solo il nostro centro storico».

Per il coordinatore dei sindaci Emilio Nusca al primo posto c’è la questione degli 8 uffici promessi dal ministro e poi spariti. «Passi il controllo economico, ma la gestione delle pratiche deve essere nostra». «Se non si ottiene il risultato  – ha aggiunto Luciano Mucciante sindaco di Castel del Monte – è meglio lo stralcio del provvedimento».

L’assessore  alla ricostruzione dell’Aquila Piero Di Stefano ha sottolineato l’importanza di stralciare tutti i riferimenti a questioni urbanistiche che contemplano il ricorso a procedure di evidenza pubblica vogliamo che vengano stralciati ma si vedrà. Intanto per l’assessore Lelio De Santis «l’idea della Città-territorio non può più aspettare. L’Aquila ed il territorio aquilano devono pensare contemporaneamente alla ricostruzione ed al futuro, mettendo da subito in campo un’idea moderna di Città territorio ed una pianificazione unitaria».

BARCA: ‘GLI UFFICI SPECIALI PER LA RICOSTRUZIONE NON DIPENDERANNO DAL GOVERNO’ – In merito alle notizie sull’emendamento al Decreto-legge n.83 “Crescita”, presentato alla Camera dei Deputati e recante misure urgenti per la chiusura della gestione dell’emergenza post-sisma nella Regione Abruzzo,  l’Ufficio stampa del Ministro per la Coesione territoriale precisa che  gli Uffici speciali per la ricostruzione non «dipenderanno dal Governo. Come spiegato in modo inequivocabile dal Ministro Barca ieri in conferenza stampa, e come enunciato nella norma in questione, gli Uffici speciali sono costituiti dai Comuni, ovviamente previa intesa inter-istituzionale con Governo, Regione e Province, in considerazione della missione di tali Uffici volta a coniugare interessi locali e nazionali».

A.Cal.

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