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Abruzzo: 73 uffici postali verso la chiusura

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Trenta uffici postali chiusi nell’Aquilano, trenta nel Teramano, sette nel Pescarese e sei nel Chietino: è quanto prevede il piano di riorganizzazione che Poste Italiane ha inviato all’Agcom, allegando la lista delle strutture “anti-economiche”, pubblicata oggi su Repubblica.it. Il piano, al momento, prevede la chiusura di 1.155 uffici postali sparsi in tutta Italia, di cui 73 in Abruzzo, oltre a 638 da razionalizzare.

Tra gli uffici abruzzesi destinati a chiudere, alcuni sono nelle aree colpite dal sisma del 2009: uno per tutti, quello di Onna, frazione dell’Aquila divenuta tragico simbolo del terremoto. Nell’Aquilano, tra gli altri, dovrebbero chiudere anche gli uffici di Prata D’Ansidonia, Scontrone, Oricola, San Gregorio (L’Aquila).

Nel Teramano quelli di Notaresco Stazione (Mosciano Sant’Angelo), Silvi, Cologna (Roseto degli Abruzzi), Mutignano (Pineto), San Gabriele dell’Addolorata (Isola del Gran Sasso), Valle Castellana.

Nel Pescarese gli uffici di Caprara d’Abruzzo (Spoltore), Piano d’Orta (Bolognano), Vestea (Civitella Casanova), Villa Badessa e Villa San Giovanni (Rosciano).

Nel Chietino, infine, quelli di Marina di San Vito, Villatucci (Crecchio) e Terranova (Roccamontepiano).

‘LA REGIONE DEVE INTERVENIRE’ – «La riorganizzazione va a danno di migliaia di cittadini soprattutto anziani e senza mezzi di trasporto autonomo e colpisce in particolare zone periferiche e piccoli centri soprattutto nelle zone collinari e pedemontane dell’Abruzzo, molte di queste tra l’altro già gravemente danneggiate dal sisma dello scorso aprile 2009» commenta Camillo D’Alessandro, che annuncia una risoluzione del Pd a difesa degli uffici postali nei piccoli centri.

«E’ una mazzata tremenda per le aree interne – agguinge Ruffini – più che un piano di riorganizzazione questo è un piano di smobilitazione. Poste Italiane non può tenere conto solo dei costi/ricavi del servizio sul territorio, ma deve altresì assicurare una presenza capillare ed un servizio universale a tutte le popolazioni anche quelle meno numerose e da raggiungere con difficoltà. Senza servizi l’entroterra finirà per morire e gli anziani che vi rimarranno dovranno sopportare notevoli difficoltà per pagare un bollettino o ricevere la pensione a fine mese. Noi del Pd siamo per la difesa del territorio delle aree interne e lo difenderemo con ogni mezzo».

«Stiamo informando tutti i sindaci delle aree interne di questa grave situazione . aggiunge Camillo D’Alessandro – ed insieme a loro porteremo avanti la battaglia per la difesa degli uffici postali minori. Queste strutture a volte sono l’unico servizio ancora rimasto nell’interno e rappresentano nell’immaginario collettivo la presenza dello Stato che c’è. Chiuderli tutti significa abbandonare intere comunità a se stesse e favorire uno spopolamento già in atto».

«Abbiamo presentato una risoluzione in Consiglio regionale – concludono D’Alessandro e Ruffini – in cui chiediamo al Presidente Chiodi ed alla giunta di intervenire presso il Ministero competente con opportune iniziative atte a garantire il mantenimento del servizio pubblico nelle realtà locali colpite dalla chiusura degli sportelli postali. Abbiamo inoltre chiesto di istituire un tavolo permanente tra Regione, UPI, ANCI, Poste Italiane e forze sociali per monitorare la situazione e per conoscere quali siano le reali intenzioni dell’azienda in merito al piano occupazionale».

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