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“Percorsi senza tempo”

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PRATO – Si inaugura sabato 7 luglio al museo della Badia di Vaiano, in provincia di Prato, la mostra “Percorsi senza tempo” a cura di Adriano Rigoli e Giuseppe Massimini. La rassegna, inserita nel programma dell’estate vaianese e delle notti dell’archeologia promossa dalla Regione Toscana, mette a colloquio i capolavori rinascimentali del museo della Badia e l’arte del XX e XXI secolo. Il percorso si articola in più sezioni. Si inizia dalle opere di alcuni protagonisti della scena artistica italiana del Ventesimo secolo come Piero Annigoni, Remo Brindisi, Antonio Bueno, Pietro Consagra, Renato Guttuso, Luciano Minguzzi, Mario Schifano, Umberto Matroianni, Ugo Attardi, Ernesto Treccani e si continua con Anna Seccia, figura di primo piano della pittura aniconica e Roberto Venturoni esponente della pittura geometrica.

A seguire altri pittori appartenenti a diverse scuole e generazioni. Di Paul De Haan la forza del vero; di Antonio Galeazzi (Agal) la musicalità del colore; di Maria Rosaria Ciripompa brani di poesia pittorica. E ancora: Felixandro si sofferma sul paesaggio lunare; Nuccia Amato Mocchi sull’arroganza del potere, Maurilio Cucinotta su un mondo fantastico e surreale. Fanno da corona la poesia della natura di Anna Gioia e di Susy Senzacqua, le incisioni di Vincenza Costantini sul tema della figura femminile, un acquerello di Anna Maria Tessaro di alta poesia figurativa e un morbido pastello di Selly Avallone sul tema dell’annunciazione.

Da controcanto la pittura materica di Angela Scappaticci, le composizioni lignee di Fabio Santori, un lavoro di Marina Assenza di taglio informale e un dipinto di Maurizio Lepori realizzato con impasti e colature di colore. Interessanti gli accostamenti: ad esempio nella sala della grande Macchina Processionale, in legno dorato del tardo settecento, un’opera di Rosita Sfischio, “La chiesa militante”, densa di particolari narrativi e “Il Cristo”, con il volto reclinato, di Marco Sciarpa. Continuando tra reliquie di santi e stendardi un bassorilievo di Maria Felice Petyx e due piccoli bronzi, di sicura regia plastica, di Riccardo Paolucci.

La sala della Compagnia delle Congreche ospita “La torre di Babele” di Stefano Sorrentino, densa di significati simbolici, i dipinti di Antonella Pernarella di raffinata composizione geometrica e una recente opera di Cristina Messora ricca di affioramenti poetici. Nella stessa sezione “Madonna in trono con Bambino” di Maria Ceccarelli, un nitido richiamo alla devozione popolare e “Madonna con bambino” di Egidio Scardamaglia, di ispirazione rinascimentale e in perfetta simbiosi con le tele di arte sacra del museo. Lo studiolo dell’abate accoglie invece “La pietà” di Mauro Kronstadiano Fiore. Ad arricchire il percorso espositivo un prezioso tabernacolo rinascimentale in pietra dorata recentemente restaurato dall’opificio delle pietre dure di Firenze.

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