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Crocifissi nei tribunali, sentenza storica a L’Aquila

Un giudice che si rifiuta di celebrare udienze per la presenza nell’aula del tribunale del crocefisso non commette un reato: la Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto il giudice Luigi Tosti perché «il fatto non sussiste», riformando così la sentenza di primo grado, datata 21 febbraio 2008, di condanna a un anno di reclusione e all’interdizione dei pubblici uffici.

I fatti risalgono ai tempi in cui Tosti era giudice del tribunale di Camerino (Macerata) quando non aveva voluto svolgere più udienze per via della presenza del crocefisso. «Il simbolo non può essere passivo, lo sarebbe anche la svastica, il simbolo per natura è comunicativo di una cultura e una filosofia ben precisa – ha spiegato Tosti – Per ora sono soddisfatto, ma attendo le motivazioni alla base dell’assoluzione per approfondire la questione».

Tosti rimosso dalla magistratura con un provvedimento disciplinare continua la sua battaglia anche su questo fronte: contro la rimozione dal suo ruolo di magistrato con la motivazione di essersi rifiutato di svolgere udienza aveva fatto ricorso alla Corte di giustizia di Strasburgo.

Anche l’udienza che ha portato all’assoluzione è stata caratterizzata da richieste per la rimozione del crocefisso: dopo una camera di Consiglio durata circa un’ora, infatti i componenti del collegio Fabrizia Francabandiera, Luigi Cirillo e Carla De Matteis hanno acconsentito alla richiesta dell’accusato e dei suoi difensori di tenere l’udienza in un’aula priva di simboli religiosi. Il processo è stato dunque trasferito presso l’aula magna del palazzo della Corte d’appello e non annullato.

«La Corte d’Appello ha implicitamente confermato che l’esposizione del crocefisso viola i diritti fondamentali di libertà religiosa e di eguaglianza» ha spiegato uno dei due legali, l’avvocato Dario Visconti, che insieme alla collega Carla Corsetti aveva sollevato preliminarmente la questione della illegittima esposizione del crocefisso anche nell’aula dove si stava celebrando il processo. «Ma la soluzione adottata dai giudici – ha continuato Visconti – ha materializzato una ennesima discriminazione in danno del giudice Tosti e in danno ai suoi difensori».

Il pm Stefano Gallo ha chiesto che l’imputato venisse assolto sulla base del fatto che, come ha spiegato l’avvocato Visconti, la Cassazione ha stabilito che il rifiuto di atti d’ufficio si configura non quando sussista la condotta, ma quando si verifichi concretamente l’evento del danno. Il deposito delle motivazioni é previsto entro il 15 settembre 2012. I difensori di Tosti hanno addirittura fatto istanza al ministero della giustizia affinché il crocifisso venisse rimosso. All’udienza ha partecipato un gruppo di atei che si è detto soddisfatto.

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