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Europagelle: Italia, Pirlo e Prandelli 8

[i]di Xavier Jacobelli[/i] – 10 con lode: Spagna.  Per la prima volta nella storia del calcio mondiale, una Nazionale ha vinto l’uno dopo l’altro un Europeo, un Mondiale e un altro Europeo. La Spagna è il calcio e il calcio è la Spagna nella sua accezione più esaltante. A Madrid e a Barcellona dicono che le Furie Rosse giocassero meglio nel 2010. Può essere. Il guaio, per gli altri, è che continuano a giocare sempre bene. E se è vero che alle Tre Corone iberiche, l’Italia può rispondere con il poker degli Anni Trenta (Coppa Rimet ’34; Coppa Internazionale ’35, competizione antesignana dell’Europeo; Olimpiade ’36 e Coppa Rimet ’38), è altrettanto vero che nel Terzo Millennio nessuno è più forte degli spagnoli. Mostruosi.

9: Iniesta. Ha bruciato Andrea Pirlo sul filo di lana. Se gli azzurri fossero diventati campioni d’Europa, lo juventino sarebbe stato un candidato naturale al Pallone d’Oro. Ora, più degli altri, più di Messi e di Cristiano Ronaldo lo merita lui, Andrés Iniesta Lujan, 28 anni,  stella della Spagna e del Barcellona con cui ha conquistato 17 trofei (fra i quali 3 Champions League e 5 titoli della Liga). Prima della finale di Champions League, persa con i catalani, sir Alex Ferguson disse: «Non sono ossessionato da Messi, il pericolo è Iniesta. È fantastico, lavora per la squadra, il modo in cui trova i passaggi, il suo movimento e la capacità di creare spazi è incredibile». Domenica sera a Kiev, l’Italia l’ha capito a proprie spese. Unico.

9: Del Bosque. Vicente, primo marchese Del Bosque, 61 anni,  è diventato il primo allenatore al mondo ad avere vinto Europeo e Mondiale anche nei panni di giocatore. Dopo l’esordio con l’Italia, in patria l’hanno crocifisso perché aveva travestito Fabregas da centravanti, tenendo in panchina Torres. Un commentatore l’aveva persino sfidato a duello. «Ho cose più importanti da fare», aveva replicato Vicente. Abbiamo capito che cosa. Implacabile.

8: Italia, Prandelli e Pirlo. Al solito: diamo il massimo quando siamo ridotti al minimo. Alzi la mano chi, il 21 maggio scorso, giorno della perquisizione della Polizia a Coverciano, era convinto che quaranta giorni più tardi gli azzurri sarebbero diventati vicecampioni d’Europa. Ci sono riusciti perché in panchina c’è un tecnico di purissima scuola atalantina, galantuomo e innovatore. Se avesse azzeccato anche le mosse della finale, sarebbe stato perfetto e l’Italia non ne avrebbe prese quattro dalla Spagna.  Ma, come tutti, anche Prandelli ha il diritto di sbagliare. E, nonostante l’egoismo e il boicottaggio della Lega e dei club, l’ignavia della Federcalcio, le tre sole amichevoli in otto mesi, i pregiudizi su Balotelli e Cassano, lo scetticismo che due anni fa accompagnò la sua nomina, Cesare è stato un grande. Quanto Pirlo, il colpo del secolo (Marotta dixit). Strepitosi.

7,5: Buffon e De Rossi. Il portiere è stato un grande capitano, nonostante alcune uscite spericolate fuori dal campo. Il giallorosso un centrocampista universale, combattente senza paura e l’ultimo ad arrendersi. Fondamentali anche per l’immediato futuro azzurro. 

7: Balotelli e Cassano. Che questi giorni siano indimenticabili, Mario l’ha capito anche dalle parole dell’ex compagna la quale gli ha annunciato che presto diventerà padre. A 21 anni (ne compirà 22 il 12 agosto), Balotelli ha conquistato gli italiani fulminando la Germania, baciando teneramente la mamma e facendo bene ciò che sa fare meglio. Gli ha dato una mano Cassano: che avrà anche avuto un’autonomia limitata perché, quando si torna a giocare dopo quasi 6 mesi d’inattività causa attacco cardiaco, è umano non avere ancora i 90 minuti nelle gambe.  Ma Cassano è un uomo coraggioso ed è questo ciò che conta.

6: gli arbitri. Incredibilmente, rispetto al passato, non hanno fatto danni. Non hanno commesso errori in quantità industriale. Tranne uno, Kassai, che però ha avuto il coraggio di chiedere scusa, anche se tutte le colpe non erano sue, ma del fatidico giudice di porta, così cieco da non vedere il gol regolare dell’Ucraina contro l’Inghilterra. Se avesse chiesto scusa anche il designatore Collina, il medesimo meriterebbe la sufficienza. Invece, siccome ha retto il moccolo a Platini sulla questione della tecnologia, ha diritto allo stesso voto del presidente Uefa.

5: Olanda, Inghilterra, Russia, Germania. Dovevano combinare sfracelli, sono state fatte fuori l’una dopo l’altra per manifesta insipienza calcistica o perché avevano la pancia piena o perché avevano grandi giocatori e un pessimo gioco. Il campo non mente mai.

4: Thiago Motta. Tanto sfortunato nella finale, quanto sistematicamente insufficiente. Chiodo fisso di Prandelli, non ne ha mai ripagato la fiducia.  Tantomeno a Kiev per riequilibrare le sorti di un incontro che buttava male quando è entrato l’ex interista.  Ed è diventato un disastro quando Thiago Motta s’è fatto male, lasciando gli azzurri in dieci. Non ci mancherà.

1: Platini, Collina, la Rai. Nel suo calcio ideale, probabilmente l’ex juventino prevede otto arbitri, di cui due abbarbicati alla traversa. L’ottusità di Platini supera addirittura quella di Blatter. Questi è uscito dalla preistoria, l’altro ne è cittadino onorario. Preistoriche rispetto alla concorrenza di Sky sono sembrate anche le cronache Rai, infarcite di gaffes (stasera, durante la telecronaca dal Quirinale, Yulia Timoshenko è diventata Timoschuk), papere, errori di pronuncia. Per non dire degli insopportabili spot che la tv di Stato, cui paghiamo il canone, ha mandato sistematicamente in onda anche dopo l’esecuzione degli inni nazionali.

0: Ucraina per lo sterminio di cani e gatti. Platini ieri ha gonfiato il petto, già abbondantemente ampio e spazioso, dicendo che in Polonia e in Ucraina tutto è filato a meraviglia. Avremmo gradito se avesse speso una parola di condanna sul vergognoso massacro di cani e gatti randagi, perpetrato dalle autorità di Kiev in tutto il Paese onde dare al mondo un’immagine di civiltà (pure questa ci è toccata sentire). Ignobili.

0: Lega serie A e Federcalcio. La prima ha sabotato, danneggiato, boicottato il lavoro di Prandelli. La seconda ha scoperto ieri (ieri!), per bocca del presidente Abete, che la Lega è debole cioè non esiste. Ma quando Prandelli chiedeva gli stage a Coverciano, le amichevoli più frequenti, la possibilità di preparare al meglio l’Europeo, Abete dov’era? E, tanto per non smentirsi, com’è possibile che l’11 o il 12 agosto si giochi a Pechino la finale di Supercoppa di Lega fra Juve e Napoli e il 15 agosto sia in programma l’amichevole fra Italia e Inghilterra? Gli inglesi vorrebbero addirittura giocarla a Wembley e non a Berna, come inizialmente previsto. Noi abbiamo presidenti che litigano sui diritti tv e basta.

Fuori concorso: Napolitano e Monti. Il Capo dello Stato ci ha messo la faccia a Danzica, prima del debutto con la Spagna, quando gufi e avvoltoi volteggiavano sulla Nazionale;  ce l’ha rimessa prima della finale con una lettera nobile e sobria che ha onorato gli azzurri e dopo la finale, ricevendo i vicecampioni d’Europa al Quirinale dove ha pubblicamente benedetto la decisione di Prandelli di restare al timone della Nazionale. Il capo del governo, dopo avere chiesto la chiusura del calcio per 2-.3 anni, si è fiondato a Kiev e gli è andata male. Nessuno l’aveva informato che nel calcio non c’è niente di peggio che sbagliare i tempi di un’uscita. Buffon può confermare.

 

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