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Fantastica Spagna, Italia a testa alta

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di [i]Xavier Jacobelli[/i]Peccato. Ma è giusto così. Onore alla Spagna che è entrata nella storia del calcio, prima squadra al mondo capace di vincere l’uno dopo l’altro un Europeo, un Mondiale e un altro Europeo, facendo meglio della Grande Germania degli Anni Settanta.

 

La vittoria dei Campioni è stata splendida, implacabile e severissima nel punteggio finale (da 57 anni gli azzurri non perdevano con 4 gol di scarto): applaudirla è un dovere: chi ama il calcio, ammira questa formidabile squadra e s’inchina al suo valore. L’Italia non meritava una stangata del genere, ma il verdetto del campo è questo e bisogna accettarlo perché il campo non mente.

 

L’Italia si è battuta a testa alta, nonostante sia arrivata alla finale di Kiev con la lingua penzoloni (grazie sempre, Uefa per le 48 ore di recupero in meno  prima di affrontare la Germania e per il giorno in meno rispetto alla Spagna): si è battuta con tutto l’orgoglio che aveva in corpo, pur in dieci contro undici nell’ultima mezz’ora. Ma, contro questa fantastica Spagna, solo l’orgoglio non poteva bastare. Alla Nazionale spetta l’onore delle armi, come spetta a Chiellini e a Thiago Motta, eroi sfortunati.

 

Eppure, proprio gli infortuni dei due azzurri, stavolta chiamano in causa le scelte di Prandelli: alla partita n.6 in 21 giorni, la stanchezza era preventivabile. Per questo, bisognava puntare su uomini freschi (Diamanti, Giovinco) e Di Natale doveva giocare subito al posto di Cassano che  lamentava un ginocchio in disordine. Anche un grande ct come Cesare può sbagliare: il che non intacca il valore assoluto del suo lavoro. Alzi la mano chi, il 21 maggio, quando la Polizia fece irruzione a Coverciano, avrebbe mai immaginato che l’Italia sarebbe diventata vicecampione d’ Europa.

 

Bisogna essere fieri di questa Nazionale, due anni fa buttata fuori a calci dal mondiale sudafricano senza avere vinto manco una partita, due anni dopo tornata all’onor del mondo grazie al lavoro di Prandelli. Se gli permetteranno di continuare, senza disseminare la sua strada di ostacoli, com’è accaduto in questo primo biennio, la sua Italia potrà fare meglio. Tre sole amichevoli in 8 mesi, nessuno stage, solo 5 giorni di allenamento a ranghi completi prima del est con la Russia: complimenti alla Lega di serie A e alla Federcalcio per la loro sciatteria, la loro superficialità, la loro disorganizzazione. Il 15 agosto la Nazionale tornerà in campo per l’amichevole con l’Inghilterra: quattro giorni prima a Pechino si giocherà Juve-Napoli finale di Supercoppa di Lega: ma come può un ct lavorare così? 

   

 

D’altra parte, che a Kiev sarebbe stata durissima, lo sapevamo. Ma la  Spagna si è premurata di ricordarcelo subito con una partenza a razzo, dopo avere preso le misure agli azzurri. Del Bosque ha schierato Iniesta, Silva e Fabregas in attacco; Xavi è montato immediatamente in cattedra, la difesa non ha mostrato una sbavatura e nemmeno Casillas, sempre reattivo.  Risultato: al 9′, Xavi ha fatto le prove del gol con un tiro alto sopra la porta di Buffon. Cinque minuti più tardi, la percussione iberica è stata devastante. Innesca Iniesta,  Fabregas raccoglie e detta il traversone per il colpo di testa di Silva che non perdona l’errore di Chiellini, poco dopo costretto ad uscire per infortunio e sostituito da Balzaretti.

 

L’Italia batte in testa: Marchisio è stanchissimo, Pirlo soffre la gabbia che Del Bosque gli ha costruito attorno, Cassano va troppo al centro e Balotelli sta troppo sulla fascia, la difesa balla che è un piacere, per la Spagna. 

Così, Jordi Alba fila come un missile quando il solito, immenso Xavi gli apre magicamente il corridoio che taglia l’Italia come il burro: per Buffon non c’è scampo, 2-0 e grazie a Dio, suona l’intervallo perché gli azzurri sono sulle gambe.

 

I campioni d’Europa e del mondo firmano un primo tempo magistrale, a l’altezza della loro fama di padroni assoluti del calcio.  Prandelli deve cambiare e lo fa: fuori Cassano, dentro Di Natale che subito colpisce di testa e manda di poco alto. Ma la Spagna accelera e l’immediata incursione di Fabregas,  sventata da Buffon fa capire agli azzurri che le loro pene non sono finite.

 

Tant’è vero che, quando Sergio Ramos di testa colpisce il braccio di Bonucci in piena area italiana, il rigore è netto per la Spagna. Ma l’arbitro Proenca viene ingannato dal giudice di porta e grazia l’Italia: sempre complimenti a Platini che aborrisce la moviola in campo e vive nell’età della pietra.

 

Di Natale è irriducibile ed è sua la palla gol che Casillas sventa con la bravura che lo contraddistingue. Ma è un fuoco di paglia: la Spagna ci nasconde il pallone e continua ad infilare la difesa con i tagli orizzontali

e verticali  di Xavi che procurano brividi a ogni piè sospinto. Al 56′, Prandelli gioca la carta Thiago Silva, l’ultima che gli rimane. Fuori Montolivo: tanto bene aveva giocato contro la Germania, tanto male è andato in questa finale. Ma se la fortuna è cieca, la jella ci vede benissimo e l’italo-brasiliano si stira cinque minuti dopo: Italia in dieci nell’ultima mezz’ora,  mentre la Spagna, inarrestabile, non stacca il piede dall’acceleratore. A sei minuti dalla fine,  è arrivato anche il castigo di Torres, poi Mata ci ha dato il colpo di grazia: le Furie Rosse non hanno avuto pietà.  La legge dello sport, a volte, non la conosce.

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