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Cultura: 'Regione matrigna' - Il Capoluogo
Politica

Cultura: ‘Regione matrigna’

Le istituzioni culturali sono allo stremo e minacciano cassa integrazione per i mille addetti in tutta la regione (di cui il 70% aquilani) a causa dei tagli operati da Regione e Provincia, in un momento delicato in cui perfino il ministero Beni culturali riconosce la deroga agli enti culturali operanti sul territorio guardando al 2019, l’anno di L’Aquila Capitale della cultura. Le istituzioni dunque hanno fatto quadrato producendo un documento di protesta indirizzato al Ministro Fabrizio Barca al quale il comune dell’Aquila aderisce con un proprio documento approvato dalla giunta comunale dell’Aquila e trasmesso al consiglio comunale.

Con una sola voce, gli enti culturali chiedono che la Regione faccia dietrofront sui tagli e la smetta di falcidiare la città dell’Aquila.

L’assessore Stefania Pezzopane, documenti alla mano, ha cercato di smascherare il «bluff della Regione matrigna – sottolinea l’assessore alla Cultura – Il paradosso è che questi enti sono emanazione della regione, una madre che uccide i propri figli. Finora la Regione aveva sempre detto che stava cercando finanziamenti, il problema è che era tutto un grande bluff. In principio aveva ipotizzato di dare risorse attaverso i fondi Fas. Nella delibera compare infatti la cifra di 8 milioni di euro, ma non c’è copertura immediata; si scopre che questi soldi la Regione dovrebbe prenderli dalla vendita dell’immobile ex Cofa di Pescara che non potrà essere fatta a breve».

Sollecitata di nuovo la Regione, gioca la carta del Patto per lo sviluppo, «sostenendo che così darà fondi agli enti culturali, ma anche in questo caso il capitolo cultura non compare. Per questo – continua l’assessore – sosteniamo sia importante aderire a questo documento».

Non più generosa si è mostrata La Provincia dell’Aquila per la Pezzopane: «L’ente opera dei tagli sostenendo di non avere risorse, poi però spende per un concerto dell’orchestra Marco dall’Aquila la somma esorbitante di 30 mila euro – continua – A questo punto però non mi si può dire che non ci son i soldi per la Perdonanza e per le altre istituzioni aquilane. Tutto ciò ci preoccupa anche in vista della candidatura dell’Aquila a capitale della cultura. Né Regione né Provincia ci dicono quanto vorrebbero investire in cultura. Nella iscrizione per la candidatura deve essere specificato quanto gli enti locali investiranno nei prossimi anni in cultura e beni culturali. Noi siamo ancora a zero. Il ministero beni culturali negli ultimi anni ci ha concesso una deroga per le istituzioni culturali del fus che hanno ottenuto le stesse somme del 2008. La deroga ci sarà anche per il prossimo anno. Il ministero dà la deroga mentre Regione e Provincia tagliano all’Aquila. C’è un accanimento».

L’assessore ha sottolineato che nel bilancio regionale la posta per la cultura è zero, concludendo che il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca ha promesso che interverrà per reperire somme nell’ambito del Patto per lo Sviluppo. A.Cal.

MAZZOCCHI E ALFONSI (PDL), ‘PEZZOPANE MALE INFORMATA’

I consiglieri Pdl della Provincia dell’Aquila, Felicia Mazzocchi presidente

della Commissione bilancio e Gianluca Alfonsi presidente della Commissione

cultura, replicano sulla vicenda del contributo, erogato dalla Provincia dell’Aquila per il concerto svoltosi

nel capoluogo il 17 giugno.

«Se la consigliera Stefania Pezzopane frequentasse in modo più assiduo le

commissioni consiliari, o si informasse meglio con i suoi colleghi di

minoranza – affermano Mazzocchi e Alfonsi – non avrebbe perso tempo a scrivere

bugie, visto che l’intervento della Provincia, che ricordiamo rientra

nell’evento commemorativo delle vittime del 6 aprile, peraltro denso di un

significato che va oltre ogni polemica, è limitato a 15.000 euro che in parte,

come promesso da Regione ed altri enti, dovrebbero ancora ridursi.

Basta dunque con queste passerelle che non fanno il bene del popolo aquilano –

concludono – si abbia piuttosto memoria dell’utilizzo delle risorse degli anni

passati e chissà che. Abbassare la testa sarebbe il minimo».

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