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Abruzzo: contrasto all’Hiv negli istituti di pena

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Prevenzione collettiva, Luigi De Fanis, ha recepito l’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata tra Regioni e Governo, sugli interventi di contrasto all’infezione da Hiv negli istituti di pena.

L’accordo, tra gli altri interventi, contempla a carico del Ssn: azioni stabili e continuative di consulenza infettivologica e multiprofesionale in tutti gli Istituti di pena, la reiterazione del test di screening Hiv fino ad un tasso di esecuzione di almeno il 60% in ogni istituto; l’offerta, in caso di accertata sieropositività, di livelli diagnostici non inferiori a quelli offerti esternamente; terapie ARV, distribuzione di farmaci e contolli ematochimici, virologici e immunologici.

«In considerazione del fatto che le funzioni sanitarie negli Istituti di pena sono state affidate alle Asl – ha spiegato l’assessore De Fanis – è necessario garantire una serie di azioni volte a superare i principali problemi e le attuali disomogeneità nell’assistenza e cura della persona sieropositiva per Hiv. Nello specifico,l’assistenza dei detenuti con infezioni da Hiv può essere guidata da unità operative di malattie infettive del territorio dove insiste ogni singolo istituto penitenziario».

Molti dei detenuti risultano già affetti da patologie infettive al loro ingresso in carcere. Non può però essere sottovalutata la possibilità che fattori quali l’eccessivo affollamento, l’inadeguatezza delle strutture che si riflette sulla possibilità di osservare correttamente le norme igienico-sanitarie e la carenza di politiche sanitarie realmente efficaci possano favorire la diffusione delle infezioni all’interno degli stessi Istituti.

REGIONE CONTRO PATOLOGIE CRONICO DEGENERATIVE

Oggi la giunta regionale ha approvato, sempre su proposta di De Fanis, anche un protocollo di intesa tra la Regione Abruzzo e l’ufficio scolastico regionale per l’Abruzzo al fine di promuovere la salute nelle scuole insieme ed un sano regime di vita.

«La sedentarietà, l’alimentazione scorretta e il tabagismo sono tra i principali determinanti di rischio per le patologie cronico-degenerative – ha spiegato De Fanis – L’accordo tra la direzione politiche della salute e l’ufficio scolastico, sulla base delle indicazioni della stessa organizzazione mondiale della sanità, è volto ad assicurare ai giovani destinatari un maggior controllo sulla propria salute, anche mediante la promozione di stili di vita positivi e responsabili».

Il principale strumento di prevenzione primaria delle patologie cronico-degenerative è rappresentato dalla promozione della salute cioé dalla promozione di tutti quegli interventi che prevedono strategie organizzative ed educative che incidono sui comportamenti individuali, comunitari ed organizzativi dei vari contesti di vita e di lavoro. «L’attuazione di progetti educativi per le fasce di età più giovani, in collaboarazione con le istituzioni scolatiche – ha concluso De Fanis – è strategica affinché gli interventi di prevenzione dei fattori di rischio diventino una costante dei programmi di educazione alla salute nelle scuole».

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