68 anni fa la Liberazione dell’Aquila

di Amedeo Esposito

‘[i]…Cittadini, la soldataglia tedesca, nel disordine della disfatta, dopo aver offerto l’ultimo spettacolo della sua selvaggia ferocia, ha lasciato la nostra Città. Le truppe Italiane e Alleate, circonfuse dell’aureola della Vittoria, sono, trionfatrici, nell’Aquila… accogliete con dignitoso ed acceso entusiasmo le Truppe liberatrici…[/i]’.

Con queste parole (riportate in un manifesto del 14 giugno ’44) il commissario prefettizio al comune aquilano, Stanislao Pietrostefani invitò ad accogliere gli Esploratori della divisione paracadutisti “Nembo” e le formazioni Alleate (americani e inglesi), che erano stati preceduti, il 13 giugno di sessantotto anni fa da due motociclisti: un ufficiale irlandese e un bersagliere italiano.

Tutti furono acclamati sfilando sotto l’arco di trionfo (fiori ed alloro) issato all’inizio del corso Vittorio Emanuele, a “capo piazza”.

Alla primitiva scritta Welcome sull’arco, su suggerimento dell’Arcivescovo del tempo monsignor Carlo Confalonieri, poi cardinale, fu anche aggiunto: “ben venuti”, “nella nostra bella lingua italiana”, come disse.

Quando l’ufficiale irlandese e il bersagliere italiano giunsero a piazza Duomo, le campane di San Massimo suonarono a distesa per la processione di San Antonio da Padova, che lo stesso Arcivescovo aveva solennemente organizzato in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo.

Tremendi furono, infatti, i tre giorni precedenti la Liberazione, per l’incubo dei guastatori tedeschi, che avrebbero dovuto attuare un preciso piano distruttivo della città: fortunatamente scongiurato dal doloroso ed oneroso intervento del cardinale Confalonieri, il quale affrontò a viso aperto i comandanti dei guastatori, come in precedenza aveva fatto con gli alti comandi delle truppe di occupazione.

Le mine, già disseminate in vari punti strategici della città, furono disinnescate in seguito al “dono” preteso dagli stessi comandanti dei guastatori, di oro (compreso il pettorale dell’arcivescovo Confalonieri) e di tutti i mezzi di locomozione, comprese cento e più biciclette.

L’Aquila fu salva!

La città quel 13 giugno gioì, senza però dimenticare i propri morti: di Filetto, di Onna e i Nove Martiri.

I resti mortali dei Giovani aquilani, dopo nove mesi di silenzio, furono restituiti alla pietà delle loro Madri, e della città intera, il giorno successivo a quello della Liberazione.

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CERIMONIA A PIAZZA PALAZZO – L’anniversario della Liberazione verrà celebrato domani a piazza Palazzo. La cerimonia è stata organizzata dal Comune dell’Aquila in collaborazione con l’Anpi L’Aquila(Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Il Sindaco Massimo Cialente, deporrà una corona d’alloro davanti la lapide situata sulla Torre Civica di Palazzo Margherita, alla presenza di due Agenti di Polizia Municipale in alta uniforme.

SINDACO DEPONE CORONA A CADUTI – Il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha deposto stamani una corona d’alloro presso il monumento ai caduti sulla torre civica di Palazzo Margherita, nel corso della cerimonia di commemorazione del 68esimo anniversario della liberazione della Città dell’Aquila. Alla cerimonia erano presenti le più alte cariche militari cittadine ed il Gonfalone della Città dell’Aquila portato da due agenti in alta uniforme. «Oggi la Città – ha dichiarato il Sindaco – rinnova la sua gratitudine per tutti coloro che hanno partecipato alla Liberazione. Il pensiero va ai Martiri di Onna e di Filetto e ai nove martiri aquilani; il loro sacrificio, traslato nel momento che stiamo vivendo, va letto come uno sprone ad andare avanti, rimboccarsi le maniche e costruire in fretta il nostro futuro».