La legge quadro per le calamità

di Paolo Della Ventura

C’è stato bisogno di un’altra sciagura naturale, l’ennesimo devastante terremoto (seguito a varie alluvioni nel frattempo), dopo quello terribile del 6 aprile 2009, per risentire parlare della necessità di una legge quadro sulle calamità.

Ieri il capogruppo Pd della Camera, Dario Franceschini, nel suo intervento lo ha detto chiaro e tondo: serve «una legge quadro sulle calamità», approfittando anche del fatto che «in Commissione c’è il decreto di riforma della Protezione civile», e invitando a intervenire «subito». Personalmente, ho ascoltato il suo intero intervento con attenzione e trepidazione, aspettando che facesse quel riferimento, e quando ha detto di approfittare che «in Commissione» ho pensato: eccolo!

Invece no, non era quel riferimento, non si riferiva a sorpresa a [url”quel testo di legge”]http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0045881[/url] presentato alla Camera il 21 febbraio 2011 ed il cui iter parlamentare, [url”come da atti ufficiali della Camera”]http://www.camera.it/126?tab=1&leg=16&idDocumento=4107&sede&tipo[/url], è iniziato il 1 marzo 2011. Quello è il testo su cui si raccolsero le firme a L’Aquila e in tutta Italia a partire dal 14 novembre 2010 e per i successivi sei mesi. Decine di migliaia di firme raccolte, e quel testo (presentato in Parlamento per le note vicende), è stato poi sottoscritto da 250 deputati della allora opposizione, ed i cui primi firmatari sono: Lolli, Di Stanislao, Mantini, Toto, Bersani, Bindi, Franceschini.

Diverse audizioni presso la stessa Commissione VIII si tennero già dal marzo 2011, in cui vennero ascoltate tutte le parti interessate, compresa la Protezione civile, e tutti (tranne la Regione Abruzzo) si pronunciarono a favore della necessità di quella legge. La discussione in aula alla Camera di quel testo era stata calendarizzata per metà novembre scorso, poi le dimissioni di Berlusconi e l’arrivo del governo Monti hanno rinviato tutto. E’ ripreso l’esame da parte del nuovo governo tecnico. Sono passati da allora altri 6 mesi e mezzo.

Da una parte, perciò, c’è da esserne lieti che si riparli in aula della necessità di una legge quadro sulle calamità; dall’altra, però, si resta sbigottiti che non ci sia stato alcun riferimento a quel testo. Lo stesso era ed è, infatti, non solo una legge che desse certezza di norme, risorse finanziarie e strumenti per la ricostruzione dell’Aquila e dei comuni colpiti il 6 aprile 2009, ma una legge quadro per la tutela di tutti i territori colpiti da calamità naturali. I mesi che precedettero la raccolta firme e la predisposizione di quel testo, servirono a pensarla esattamente in quel modo, studiando la precedente fatta per il terremoto di Umbria-Marche del 1997. Una legge quadro che fosse adatta a tutti i territori eventualmente colpiti in futuro da altre sciagure.

Un testo di legge che garantisse – e garantisca, speriamo a breve – strumenti certi, misure ordinarie e non commissariali; misure finanziarie certe, per la ripresa ed il ripristino dell’economia, delle attività produttive e dell’occupazione delle zone colpite; per la ricostruzione del patrimonio privato e pubblico, storico e culturale; la copertura finanziaria degli interventi attraverso una tassa di scopo; un Osservatorio sulla ricostruzione e misure di prevenzione. Una legge studiata ad hoc per poter essere replicata in qualsiasi territorio.

Il testo di una legge quadro, onorevole Franceschini, esiste già. Che venga integrato e migliorato. Integrato su tutto quanto serve alle popolazioni colpite in Emilia. Migliorato, perché tutto è perfettibile, specialmente in una legge nata dal basso e ad iniziativa popolare. Ma che si faccia subito: L’Aquila e gli altri comuni abruzzesi colpiti aspettano da più di tre anni per quella legge. Ora, purtroppo, c’è anche un’altra comunità colpita da analoga sciagura.

Questo è il momento giusto per procedere spediti sull’argomento e senza indugiare oltre. Chi, infatti, potrà essere contrario alla Camera o al Senato ad approvare tale legge? Tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità, non solo davanti alle popolazioni colpite in Abruzzo ed Emilia (e a quelle di Veneto, Campania, Sicilia e Liguria per le alluvioni), ma davanti al Paese, così fragile sotto il profilo del rischio sismico ed idrogeologico.

Solo questo serve alle popolazioni colpite in Abruzzo, come in Emilia, come in tutti i disastri naturali: certezza di norme, certezza di fondi, certezza di strumenti. Fate in fretta: il testo ce lo avete già. E’ quanto meno un’ottima base per poterlo integrare. Ma quelle pronunciate in aula alla Camera, ieri, non restino ancora parole vane. Le parole sono importanti, ma anche il tempo. Soprattutto i fatti.

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