
La XII Commissione, Sanità e affari sociali il ha approvato ieri definitivamente, in sede
legislativa, il disegno di legge che prevede l’istituzione del registro delle protesi mammarie.
«Sono estremamente soddisfatto: pur non essendo una donna, in quanto medico avverto la questione
come di fondante importanza».
A parlare è l’onorevole Gianni Mancuso, primo firmatario della prima proposta di legge sull’argomento,
presentata nel 2003.
«Il registro delle protesi mammarie permette ai medici di avere la certezza relativamente alle
caratteristiche di ogni singola protesi impiantata, permettendo una più sicura gestione anche del follow up
post-operatorio. Ho presentato la mia proposta di legge 9 anni fa, poi riproponendola nelle ultime due legislature: l’importanza di un monitoraggio costante delle protesi mammarie meritava un’appropriata normativa e non ho desistito finché non è stata ottenuta. Spiace solo che sia stato necessario uno scandalo come quello delle protesi Pip in Francia per imprimere un’accelerazione definitiva all’approvazione, ma l’importante è il risultato finale: ora le donne che si sottopongono a un intervento di mastoplastica additiva, magari dopo un evento già devastante come una mastectomia, possono avere la sicurezza di un controllo delle protesi garantito e sicuro.
Da sottolineare, comunque, che negli ultimi 10 anni solo il 4% delle donne italiane ricorse a un intervento di
questo tipo risultano aver utilizzato protesi PIP e che, di queste, non tutte sono a rischio. Il Ministero della
salute ha, a questo proposito, emanato apposite linee guida, ed è importante non diffondere un
ingiustificato panico».
[url”Torna alla Home Sanità”]http://ilcapoluogo.globalist.it/?Loid=160&categoryId=208[/url]