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Quello che gli Agnelli non hanno capito: è Del Piero la stella in più della Juve

Anche nel giorno della sua ultima partita a Torino, Alessandro Del Piero è stato il più grande, il più applaudito, il più osannato.

Dal dodicesimo minuto del secondo tempo, quando il Capitano è uscito dal campo, la gente non ha avuto occhi e lacrime che per lui.

Quel giro di campo infinito, quelle sei parole (Un/ Capitano/ c’è/ solo/ un/ Capitano) ripetute continuamente per esorcizzare la cerimonia dell’addio, quei tifosi che piangevano senza freni mentre il signore con la tuta gialla, alla fine, piangeva con loro: scene mai viste nella storia della Juve, scene che avrebbero dovuto convincere Andrea Agnelli e John Elkann del gigantesco errore commesso, non rinnovando il contratto al primatista di gol e di presenze in maglia bianconera, al Totem della Juve, a un campione simbolo del calco mondiale degli ultimi vent’anni. Un errore ancora più inaccettabile perchè ignora la richiesta di milioni di tifosi, sbatte la porta in faccia ai loro sogni.

Altro che terza stella, 28 o 30 scudetti e l’infinito bla bla bla di questi giorni che hanno rischiato di oscurare la fantastica stagione della Juve, unica squadra a vincere lo scudetto rimanendo imbattuta per tutte e 38 le partite del campionato a 20 squadre.

C’ è qualcosa di molto, molto più importante che gli Agnelli non hanno capito o hanno fatto finta di non capire. E’ la grandezza di Del Piero perchè è lui la stella in più della Juve ed è la stella che la società Juve oggi ha sciaguratamente voluto perdere per sempre.

Del Piero è il Boniperti del terzo millennio, ma, ora come ora, è più facile che Guido Rossi ammetta di avere sbagliato assegnando all’Inter lo scudetto a tavolino 2006, piuttosto che il fuoriclasse trevigiano torni in Corso Galileo Ferraris per diventare il presidente della squadra più scudettata d’Italia.

Non c’è una ragione, dicansi, una ragione, per giustificare la decisione del club bianconero se non quella che Del Piero sia Troppo per questa dirigenza. Troppo bravo, troppo famoso, troppo amato, troppo ingombrante, troppo juventino.

Se non dell’Unesco, come recitava quello striscione inalberato allo Juventus Stadium, Del Piero è un patrimonio della Juve, del calcio italiano e mondiale.

A 37 anni, 6 mesi e 4 giorni (sia detto per i soliti superficiali disinformati che in questi giorni seguitano a sbagliare la sua età attribuendogli ora 38, ora 39, se non 40 anni), Del Piero è fisicamente integro. Sarebbe stato pronto a firmare in bianco, a disputare un’altra stagione così importante per la Juve, di nuovo in Champions League.

Se la gioia più grande è la più inattesa, l’errore più imperdonabile è quello più evitabile. Purtroppo per la Juve, gli Agnelli non l’hanno evitato.

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