Quantcast

Pasqua segnata dalla crisi, pranzo a casa e meno vacanze

Roma, 8 apr 2012 –  La crisi economica – che ha prosciugato le finanze familiari – e le poco invoglianti previsioni meteo, hanno spinto tanti italiani a rimanere a casa durante le festività pasquali.  

Quest’anno rinuncerà a partire un milione di persone in più rispetto al 2011, e uno su due di coloro che non si metteranno in viaggio, secondo un’indagine commissionata da Federalberghi, dichiara di aver fatto questa scelta per motivi economici. Per gli albergatori, la perdita di oltre il 10% di persone che passeranno Pasqua fuori casa significa un decremento del 4% del giro d’affari e costituisce un campanello d’allarme.

Per chi resterà in Italia, nonostante il tempo incerto, sarà il mare la scelta privilegiata. Ma molto gettonate sono pure le città d’arte. A Venezia rispetto allo scorso anno si registra una flessione nelle prenotazioni, ma nelle ultime ore – osserva Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione veneziana albergatori (Ava) – sono aumentati gli arrivi di ospiti stranieri. Chi ha scelto Capri per festeggiare la Pasqua probabilmente resterà deluso. A Napoli e in Campania sono previsti temporali e per domani ci si attende un aumento dei venti e un peggioramento delle condizioni del mare con possibili difficoltà nei collegamenti nel golfo.

Saranno 9,5 milioni (rispetto ai 10,6 milioni del 2011) gli italiani in vacanza che dormiranno almeno una notte fuori casa per Pasqua, facendo segnare un -10,3%. Tra tutti costoro, oltre il 90% resterà in Italia (come nel 2011), mentre il 9,5% (rispetto all’8% del 2011) andrà all’estero.  La spesa media pro-capite (comprensiva di trasporti, cibo, alloggio e divertimenti) quest’anno si attesterà sui 329 euro rispetto ai 309 del 2011 generando un giro d’affari di 3,13 miliardi di euro (rispetto ai 3,27 miliardi di Euro del 2011) per un decremento del 4%.  

«La crisi dei consumi in generale e turistici in particolare delle famiglie italiane non accenna a diminuire, nemmeno in un periodo tradizionalmente festivo quale quello pasquale – ha commentato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – La perdita di oltre il 10% di italiani che partiranno per Pasqua – prosegue Bocca – ed il parallelo decremento del 4% del giro d’affari, costituiscono due campanelli d’allarme di notevole portata. Ed a conferma di questo allarme – aggiunge il Presidente degli albergatori italiani – dalla nostra indagine risulta come addirittura il 49,9% di chi dichiara che non farà vacanze a Pasqua (pari ad oltre 25 milioni di connazionali) indichi nei motivi economici tale scelta».

8 ITALIANI SU 10 PRANZERANNO A CASA –  Tanti italiani si accontenteranno di soddisfare almeno il palato. Otto su dieci, secondo la Coldiretti, pranzeranno a casa, propria o di parenti e amici. Cala la spesa al ristorante, scelto da 4 milioni di persone con un costo medio a testa di 40 euro e un totale di 172 milioni di euro, mentre aumentano del 3 per cento le presenze nei più economici agriturismi dove, secondo Terranostra-Coldiretti, si stimano duecentomila presenze per le festività. Il più gettonato nei menu di Pasqua è l’agnello, presente in una tavola su tre, accompagnato dalle uova consumate in ricette tradizionali o in prodotti artigianali e industriali. Con la crisi – sottolinea la Coldiretti – in quattro famiglie su dieci si è riscoperto il piacere della preparazione casalinga dei dolci tipici della tradizione di Pasqua, con un crollo del 10 per cento negli acquisti dei prodotti industriali come colombe e uova di cioccolato. E per tutelare la tavola degli italiani il Comando Carabinieri per la tutela della Salute ha avviato un’operazione ah hoc: oltre 2.800 tonnellate di prodotti alimentari pericolosi per la salute sequestrati e 47 strutture alimentari chiuse.

LAV: PASQUA SENZA AGNELLO, ECCO MENU’ ALTERNATIVO – La Lega Antivivisezione (Lav), in base ai dati dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare,  fa notare che il consumo domestico di ovicaprini è diminuito nell’ultimo quinquennio, con le macellazioni scese del 2% nel 2011 e alla flessione del consumo di capretto non ha fatto eco alcun significativo aumento dei consumi di agnello.  Nonostante il calo, quella di agnelli, pecore e capretti secondo la Lav è «una strage silenziosa che ogni anno balza in avanti nei periodi di dicembre, marzo e aprile, momenti clou delle festività e delle ricorrenze religiose, con una produzione maggiormente presente nelle regioni del Centro-Sud e soprattutto in Sardegna». Per questo l’associazione animalista sostiene un menu vegan ideato dallo chef Giuseppe Capano e consultabile sul sito www.cambiamenu.it. Tra le ricette, insalata con cipolle e salsa d’arancia per antipasto, primo di ravioli di taccole allo zafferano seguito da uova di tofu con salsa di carote e carciofi e, in conclusione, un dolce pasquale con crema alla vaniglia. «Scegliere un’alimentazione veg e portare a tavola i legumi, i cereali, la verdura fresca di stagione, è la ricetta migliore per celebrare le tradizioni, ma anche una cura preventiva per la nostra salute e senz’altro un modo sicuro per salvaguardare il nostro pianeta, se consideriamo che il 18% delle emissioni di Co2 è dovuto agli allevamenti», spiega Paola Segurini, responsabile Lav Settore Vegetarismo.

OCCHIO ALLA LINEA, SI RISCHIANO TRE CHILI IN PIU’ –  Intanto i nutrizionisti invitano gli italiani a tenere d’occhio la linea visto che le festività pasquali  arrivano a "regalare"  tre chili in più in due giorni. Un’attenzione particolare va riservata ai dolci tipici pasquali. Un pezzetto di uovo di cioccolata al latte (50 grammi) equivale, come calorie, ad un piatto di pasta e fagioli, ma sazia molto meno e quindi se ne mangia di più, se fondente è come tre cannelloni. Una fetta di pastiera napoletana contiene più calorie di un piatto di pasta al ragù. Una fetta di colomba è pari ad un piatto di gnocchi col sugo. Una fetta di torta pasqualina è come un piatto di parmigiana di melanzane. Una fetta di pizza al formaggio equivale alle patatine fritte, mentre tre fettine di salame sono come cento grammi di pizza al pomodoro.

«Durante le feste pasquali rischiamo di prenderci tranquillamente fino a 3 chili di troppo – spiega Pietro Migliaccio, nutrizionista, gastroenterologo e presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione – Il giorno di Pasqua si assumono 6000 chilocalorie e più. Si pensi che un piatto di lasagne al ragù ne fornisce 600, pari ad un piatto di spaghetti burro e salvia, che le costolette di agnello ce ne danno tra le 200 e le 300 secondo la porzione e che una fetta di colomba contiene almeno 400 chilocalorie. Una fetta di pizza al formaggio arriva a 400 calorie. Una fetta di pastiera napoletana ha la stessa quantità di calorie delle lasagne col sugo di carne, 600 chilocalorie. Cento grammi di cioccolato al latte contengono 545 calorie. Un bicchiere di vino e uno di spumante altre 200. Un uovo sodo è pari a 60 chilocalorie e sessanta grammi di salame corallina 240. Se includiamo infine due cene, seppure leggere, ci rendiamo conto delle molte calorie che assumeremo a Pasqua».

«Consiglio a tutti di smaltire quanto prima le calorie in eccesso – raccomanda il nutrizionista – con la dieta di compenso del martedì che segue le feste, che include anche qualche avanzo del menù di festa a scopo gratificante. Inoltre è bene aumentare il dispendio energetico facendo belle passeggiate all’aria aperta. I soggetti diabetici, cardiopatici, ipertesi e le persone recentemente operate o affette da insufficienza renale possono concedersi solamente piccole e saltuarie deroghe alimentari».

«La dieta degli avanzi di Pasqua è una dieta di compenso, a base di 950 chilocalorie, da seguire il martedì –  spiega Migliaccio – Anche se nutrizionalmente non corretta, in questo periodo ci permette di trasgredire smaltendo le c
alorie di troppo». Ecco un’ipotesi di dieta. Colazione: té a piacere con una 50 grammi di colomba. Oppure 100 grammi di latte parzialmente scremato o uno yogurt da 125 grammi anche alla frutta, da latte parzialmente scremato; (caffè o té a piacere); un cucchiaino di zucchero, una fetta biscottata o un biscotto. Metà mattina: una mela o un kiwi o 200 grammi di fragole o un cappuccino o un succo di frutta. Pranzo: una porzione di abbacchio (gr 150 circa) e 150 grammi di patate al forno. Oppure 30 grammi di cioccolata con 60 grammi di pane. Oppure: 80 grammi di colomba; una mela o 200 grammi di fragole. Oppure 80 grammi di tonno sott’olio sgocciolato o formaggio light 60/70 grammi; pomodori o insalata a piacere; un cucchiaino di olio extravergine di oliva; 40 grammi di pane (mezza rosetta) o un pacchetto di crackers. Pomeriggio:una mela o un kiwi o una pera. Cena:un uovo sodo o tre fette di salame corallina; insalata o fagiolini a piacere;un cucchiaino di olio; 40 grammi di pane (mezza rosetta) o un pacchetto di crackers. Oppure: 120 grammi di petto di pollo o di tacchino o una sogliola; insalata verde mista o zucchine a piacere; un cucchiaino di olio; 40 grammi di pane o un pacchetto di crackers.

PASQUA CORRE SUL WEB – Secondo Google Statistiche di Ricerca si comincia a pensare alla Pasqua già nel mese di febbraio, ma le ricerche su web triplicano nelle 4 settimane precedenti la festa. Anche quest’anno le uova pasquali sono l’argomento più gettonato che ha fatto registrare una crescita delle ricerche del 49% rispetto al 2011, seguito da pranzo di Pasqua (+48%) e ricette pasquali (+47%). Nel complesso le ricerche legate alle festività Pasquali sono cresciute del 23% rispetto allo scorso anno e addirittura raddoppiate rispetto al 2010. Aumentano dunque le ricerche online e crescono parallelamente le opportunità per aziende e negozi che decidono sempre più spesso di promuovere la propria attività anche sul web. 

Secondo un recente rapporto di Boston Consulting Group l’economia Internet in Italia ha raggiunto nel 2010 un valore di 33 miliardi di euro, pari al 2,1% del prodotto interno lordo. Ancora più interessante è il suo potenziale di crescita: si prevede che nel 2016 l’Internet economy italiana rappresenterà il 3,5% del Pil, equivalente a circa 63 miliardi di euro, raddoppiando il valore attuale. Questi dati – si fa notare – indicano un potenziale, in termini di opportunità di business, che resta inespresso e che Internet potrebbe portare all’economia italiana se un numero maggiore di piccole imprese decidesse di abbracciare, in qualche misura, il digitale. Secondo uno studio commissionato da Google a The Boston Consulting Group, le piccole e medie imprese attive su Internet fatturano, assumono ed esportano di più e sono più produttive di quelle che su Internet non sono presenti. Le Pmi attive in rete hanno infatti registrato una crescita media dell’1,2% dei ricavi negli ultimi tre anni, rispetto a un calo del 4,5% di quelle offline e un’incidenza di vendite all’estero del 15% rispetto al 4% delle offline. Ma c’é di più: le aziende attive online mostrano un’apertura maggiore ai mercati internazionali tanto che il 15% del loro fatturato viene dall’estero. Al contrario le aziende offline realizzano all’estero solo il 4% del proprio fatturato.