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Anniversario terremoto: il messaggio di speranza di Molinari e D’Ercole

L’Aquila, 4 apr 2012 – È la speranza la protagonista del messaggio che l’arcivescovo, mons. Giuseppe Molinari, lancia  alla città dal quindicinale diocesano ‘Vola’ in occasione del terzo anniversario del sisma.

«Certamente la situazione cittadina non è rosea» rileva l’arcivescovo «abbiamo sperato e non cessiamo di sperare. Anche se spesso è difficile. È difficile sperare quando dopo la stagione della solidarietà e dell’attesa fiduciosa ci siamo scontrati con le promesse non mantenute, con le allucinanti resistenze della burocrazia, con le meschinità della politica e gli egoismi attecchiti perfino tra le zolle della nostra tragedia e il sangue dei nostri morti. Si, in queste condizioni, è proprio difficile sperare. Eppure bisogna continuare a lottare e sperare».

Con l’occasione l’arcivescovo ricorda mons. Alfredo Battisti, vescovo emerito di Udine che ha conosciuto la tragedia del terremoto in Friuli, dal quale ha ricevuto una lettera di incoraggiamento il 6 maggio 2009. In essa colpisce un augurio che il vescovo friulano fa agli aquilani: «Auguro che, come è accaduto in Friuli, questo tempo duro per la Sua Chiesa sia anche un tempo grande per i valori umani e cristiani riscoperti scavando e piangendo tra le macerie. Il Signore Le dia tanto coraggio e speranza in Cristo Crocifisso e Risorto».

Questa frase dà modo all’arcivescovo di porsi domande e approfondire riflessioni sull’attuale condizione degli aquilani: «Noi aquilani, scavando e piangendo tra le nostre macerie,  cosa abbiamo scoperto?. C’è chi ha scavato solo disperazione. Ci sono altri che, purtroppo, hanno scavato egoismo e insaziabile brama di volersi arricchire sul dolore degli altri. C’è anche chi ha scavato solo indifferenza e voglia di dimenticare, dimenticando anche la propria città e le proprie radici».

Nella parte finale della lettera torna la speranza nelle parole di mons. Molinari: «Se lo vogliamo, pur continuando a scavare e a piangere tra le nostre macerie (che purtroppo sono ancora davanti ai nostri occhi), possiamo anche noi riscoprire valori umani e cristiani. Possiamo riscoprire il valore della giustizia, il valore della solidarietà, il valore del rispetto del prossimo (soprattutto se debole e indifeso), il valore della verità, il valore del primato dell’essere sulla bramosia dell’avere. E possiamo riscoprire, soprattutto, il valore delle nostre radici, della nostra storia, fatta di cultura, di arte e di bellezza. Possiamo riscoprire che, se lo vogliamo, anche noi siamo capaci di essere un popolo unito, forte, deciso, che sa buttarsi dietro le spalle tutte le miserie della politica e guardare a ciò che più conta: il futuro della nostra città e dei nostri giovani. Un futuro che si può ricostruire, ancora una volta, sui valori umani e cristiani che sono l’anima e il sangue di tutta la nostra storia».

Anche il vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, ricorda su ‘Vola’ il triste evento di tre anni fa: «Tre anni: torna con la drammaticità della memoria l’anniversario del terremoto che alle 3,32 della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 ha cambiato la vita e la storia della nostra città e della regione che la circonda. Il sisma ha frantumato case e dilaniato cuori. Quella notte ha segnato uno spartiacque: ormai quando si ragiona c’è un prima e un dopo, e tutto è ormai inesorabilmente cambiato. Nulla è come prima; nulla può più essere come prima». 

Bisogna essere uniti come cittadini, poiché la ricostruzione però urge ed «ognuno è chiamato responsabilmente a dare il suo contributo secondo le proprie competenze e possibilità, mirando e camminando tutti verso la stessa direzione perché non possiamo che avere il medesimo obiettivo. Sentirsi fratelli è il primo importante “focus”a cui tendere senza stancarsi, né scoraggiarsi. Altra condizione da considerare è costruire la riconciliazione all’interno delle famiglie, delle comunità. Ovunque. Riconciliarsi è essere pronti a darsi la mano rigettando la tentazione dell’egoismo che ti fa chiudere nel tuo interesse particolare, è sollevare chi sta in difficoltà, è fermarsi e stare vicino a chi condivide con te la stessa sorte».