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Melania: si attende prelievo dna per un terzo straniero

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Teramo, 2 apr 2012 – Un terzo macedone sarà sottoposto a un tampone salivare in relazione all’inchiesta per la morte di Melania Rea, la donna uccisa il 18 aprile 2011 a coltellate nel bosco di Civitella del Tronto (Teramo). Ieri si erano già sottoposti all’esame, volontariamente, suo fratello e il figlio di questi. Dovrà presentarsi ai carabinieri di Ascoli Piceno che ha l’incarico di raccogliere tutti i campioni di Dna che il gup Marina Tommolini ha disposto di acquisire nell’ambito della superperizia concessa alla difesa di Salvatore Parolisi, marito della vittima.

L’uomo, un operaio extracomunitario, impegnato in un cantiere nel Lazio, ha fatto sapere che al pari dei congiunti non ha motivo di opporsi al prelievo e che lo farà appena gli sarà possibile essere in zona. I campioni, una volta raccolti tutti, saranno trasferiti nei laboratori dei Ris di Roma per l’estrazione della sequenza di Dna che andrà comparata, sempre su disposizione del gup Tommolini, a quello evidenziato dagli stessi esperti dei carabinieri, da due formazioni pilifere repertate sulla manica sinistra del giubbotto della vittima e finora mai attribuito, perché sconosciuto.

Sabato scorso i due macedoni che si sono già sottoposti al test, risiedono e lavorano a Porto Sant’Elpidio (Fermo), si erano presentati in caserma ad Ascoli, nonostante lo stesso giudice li avesse convocati per essere ascoltati all’udienza del 30 maggio prossimo. In quella sede avrebbe chiesto la loro disponibilità al prelievo del proprio Dna. I tre in sostanza hanno confermato quello che avevano già detto la scorsa estate, quando il più giovane dei tre, Rafiz, era stato iscritto nel registro degli indagati per permettere la perquisizione della sua autovettura, una "Fiat Bravo" blu, e la verifica di parti della stessa alla ricerca di tracce della vittima, fiutate da uno dei cani molecolari.

I tre erano infatti impegnati in un cantiere di ristrutturazione di un’abitazione, a Colle San Marco, nei pressi del monumento ai caduti della resistenza. La ricerca di tracce si è rivelata negativa e fu accertato, attraverso tabulati e immagini delle telecamera della zona, che gli stessi non si mossero da Colle San Marco il giorno del delitto. Anzi, la testimonianza di Rafiz ai carabinieri fu utile per smentire la presenza di persone sul percorso dal monumento fino al chiosco del bar che Melania avrebbe percorso, quel 18 aprile, secondo le dichiarazioni del marito Salvatore Parolisi. 

DIFENSORI MACEDONI: NON HANNO NULLA DA NASCONDERE – «I miei assistiti chiedono solo di essere lasciati in pace, non hanno chiesto e non vogliono una pubblicità della quale certamente non hanno necessità. Sono persone semplici, lavoratori. Piuttosto, mi preme rimarcare con forza che si tratta solo di testimoni nell’omicidio di Melania Rea, e come tali verranno sentiti il 30 maggio dal gup di Teramo Marina Tommolini». 

L’avvocato Angelo Cardamone spiega all’ANSA quale sia la posizione dei tre macedoni, un uomo di 50 anni e i suoi due figli di 29 e 27 anni, per i quali il magistrato che sta giudicando Salvatore Parolisi per la morte della moglie Melania ha disposto il prelievo del Dna. «Il padre e uno dei due figli si sono presentati ai carabinieri di Ascoli, l’altro figlio in una caserma a Roma, città dove si trova per lavoro. Non hanno nulla da nascondere. Erano già stati indagati a suo tempo dalla procura della Repubblica di Ascoli e poi prosciolti, poiché è stato accertato con chiarezza che sono tutti e tre estranei all’omicidio della povera Melania».

«Il 18 aprile del 2010, giorno in cui la donna è sparita, si trovavano a Colle San Marco per un lavoro di tinteggiatura in un immobile. Uno dei tre è andato al bar Il Cacciatore per prendere tre caffé, anche per gli altri due, poi è tornato al cantiere. Tutto qui. Non hanno visto nulla, e questo ripeteranno il 30 maggio al giudice». L’avv. Cardamone ipotizza che con la sua iniziativa, il gup «abbia voluto sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi alternativa» a quella che Parolisi sia l’assassino della moglie. Attualmente i tre macedoni risiedono nell’Ascolano; all’epoca dell’omicidio di Melania Rea abitavano invece a Porto Sant’Elpidio (Fermo). Uno dei due fratelli, intervistato oggi durante la trasmissione Rai ‘La Vita in diretta’ ha detto: «Siamo tranquillissimi, non abbiamo motivo di essere preoccupati, tranne per i giornalisti che non ci lasciano in pace».

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