Quantcast

Stupro Pizzoli: Mons. Molinari scrive alla madre della vittima

Più informazioni su

L’Aquila, 21 mar 2012 – «L’unica via» per evitare che tragedie simili allo stupro avvenuto all’Aquila si ripetano è «l’educazione, e in tal senso tutti siamo un pochino responsabili, genitori, insegnanti, autorità, e non perché non abbiamo fatto, ma probabilmente perché abbiamo omesso qualcosa».

E’ un passo della lettera scritta dall’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, alla madre della ragazza laziale stuprata a Pizzoli, apparsa sul quindicinale diocesano "Vola". L’arcivescovo, dopo avere espresso solidarietà alla madre a alla sua famiglia, la ringrazia per avere ricordato che «odio, rancore e vendetta non servono a nulla, parole, che riecheggiano prepotentemente quelle di Gesù». 

«Però tu aggiungi anche un’altra parola – scrive Molinari nella missiva – dobbiamo mettercela tutta impegnandoci a lottare perche’ queste cose non accadano piu. Vorrei dirlo alle famiglie, ai genitori, che non si risolve nulla non facendo uscire di casa i figli. L’unica via possibile è l’educazione. Io chiedo al Signore, carissima mamma, che ci mandi pastori, genitori, insegnati, ed educatori come te, che hai già compreso come è importante questo programma e certamente lo stai già attuando». 

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Carissima mamma,non conosco il tuo nome. Ma attraverso la stampa mi sembra di conoscere già tanto del tuo cuore e della tua anima. I mezzi di comunicazione da diversi giorni ci parlano di tua figlia e della brutale aggressione di cui è stata vittima vicino ad una discoteca di Pizzoli in questo nostro territorio dell’Aquila.Vorrei, innanzitutto, esprimere la solidarietà mia e di tutta la Chiesa dell’Aquila, per te per tua figlia e per la tua famiglia. Vi siamo vicini con tanto affetto, con vera partecipazione. Mi permetto di aggiungere: con tanta preghiera. Come tu stessa dici: «La giustizia umana è compito degli uomini». E neppure io voglio aggiungere nulla sulla giustizia umana.Ma tu ci hai richiamati ad una altra giustizia. Tu stessa, con incantevole coraggio, affermi di venire da una cultura cristiana e che «odio, rancore e vendetta non servono a nulla».Grazie perché ci hai ricordato queste parole, che riecheggiano prepotentemente le parole di Gesù. Grazie perché ce le hai ricordate in un momento in cui nella nostra società rischiano di prevalere, purtroppo, l’odio, il rancore e la vendetta.Però tu aggiungi anche una altra parola: «Dobbiamo mettercela tutta impegnandoci a lottare perché queste cose non accadano più. Vorrei dirlo alle famiglie, ai genitori, che non si risolve nulla non facendo uscire di casa i figli. L’unica via possibile è l’educazione, e in tal senso tutti siamo un pochino responsabili, genitori, insegnanti, autorità, e non perché non abbiamo fatto, ma probabilmente perché abbiamo omesso qualcosa». Io sento, in questo momento, la mia responsabilità di Pastore di questa Chiesa dell’Aquila. Potrei cercare degli alibi e ricordare che l’autore dell’aggressione non è aquilano. Potrei anche, e con verità, ricordare a tutti, che la maggioranza dei giovani militari che soggiornano per qualche periodo all’Aquila, sono giovani bravi e generosi. Io non dimenticherò mai quello che tanti giovani militari hanno fatto per gli Aquilani dopo la tragedia del terremoto.Ed è anche vero che la quasi totalità dei giovani aquilani sono giovani sani, che hanno ancora degli ideali e li conservano malgrado la drammatica situazione che si è creata nel dopo terremoto. E c’è anche da sottolineare che a Pizzoli c’è una bella comunità cristiana accogliente e generosa. Nel contesto della tragedia di Pizzoli queste mie osservazioni servono a mettere in evidenza le tante cose positive che sono attorno a noi. Ma a me, Pastore di questa Chiesa, non bastano a mettere in pace la mia coscienza.Una brava giornalista annota giustamente, carissima mamma, che le tue sono «parole nobili e profonde, parole di mamma che sa bene quanto i comportamenti del ragazzo siano il prodotto delle cose viste, delle cose dette intorno a loro, come di quelle non dette».Dobbiamo ammetterlo, nella nostra cultura, e nella nostra società, c’è un atteggiamento assurdo e schizofrenico. Se da una parte stampa e televisione dedicano servizi molto ampi a raccontare anche i particolari più scabrosi di un delitto passionale, dall’altra parte sia certa stampa che certa televisione si mostrano spesso mostruosamente indulgenti su comportamenti che cozzano con la stessa morale naturale insita nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. In nome di una malintesa libertà e della cosiddetta rivoluzione sessuale l’uomo contemporaneo si sente spesso autorizzato a seguire solo i propri istinti. E nessuno condanna questi comportamenti.Lo stile di Gesù è diverso. A chi scandalizza un bambino (o un giovane) Gesù riserva una condanna atroce:«E’ meglio per lui mettersi una macina al collo e buttarsi in mare». Il dolcissimo Gesù, se tornasse tra noi, prenderebbe di nuovo la frusta che usò contro i mercanti del tempio. Sicuramente farebbe piazza pulita di tante centrali che seminano amoralità e corruzione. E penso che, qualche colpo di quella frusta raggiungerebbe anche me, poiché non ho svolto vigorosamente la mia missione di denuncia profetica contro il male che anche oggi ammorba il mondo. A cominciare dal piccolo mondo della nostra città e del nostro territorio. E, infine, carissima mamma, hai proprio ragione: «L’unica via possibile è l’educazione».Papa Benedetto XVI ha parlato di “emergenza educativa”. E i Vescovi italiani hanno indicato come programma pastorale (in questo decennio 2010-2020) per tutte le comunità cristiane che sono in Italia l’obiettivo coraggioso e bello di «Educare alla vita buona del Vangelo».Io chiedo al Signore, carissima mamma, che ci mandi pastori, genitori, insegnati, ed educatori come te, che hai già compreso com’è importante questo programma e certamente lo stai già attuando.Grazie mamma. Prega per me.Io pregherò tanto per te e per la tua amatissima figlia.

Più informazioni su