Separazione, Cassazione: assegno mantenimento non riducibile con proposta lavoro nero

Roma, 19 mar 2012 – La ex moglie ha tutto il diritto di rifiutare un lavoro ‘al nero’ e i giudici della separazione non possono suggerirle di cercare una occupazione ‘sommersa’ per abbassare l’assegno di mantenimento che le deve passare l’ex marito. Lo sottolinea la Cassazione accogliendo il ricorso di Lyudmyla D., una donna dell’Europa dell’est sposatasi con un impiegato abruzzese di Lanciano (Chieti). La signora ha protestato, in Cassazione, contro la decurtazione dell’assegno di mantenimento che la Corte d’Appello dell’Aquila le aveva ridotto da 450 a 200 euro mensili. Era stato l’ex marito, Silvano C., che guadagnava 1260 euro da lavoro subordinato e stabile, a chiedere di ridurre l’importo dal momento che la ex, anche se sosteneva di essere stata licenziata come collaboratrice domestica, poteva pur sempre trovarsi un altro impiego.

La Corte d’Appello aveva dato ragione all’uomo sostenendo che, certamente, Lyudmyla poteva anche trovare un lavoro non in regola. Ma questa indicazione non è stata condivisa dalla Cassazione, nella sentenza 4312. «La comparazione dei redditi e delle potenzialità di reddito delle parti, al fine della determinazione dell’assegno di mantenimento – spiega la Suprema Corte – non può utilizzare l’argomento per cui la Lyudmyla D. potrebbe comunque procurarsi da guadagnare ricorrendo al mercato del lavoro domestico in nero». Questo perché accentando un lavoro in nero – prosegue la Cassazione – Lyudmyla "sarebbe tenuta, secondo la valutazione dei giudici di merito, a violare la normativa fiscale e previdenziale, o ad assumersi la responsabilità di tale più che legittimo rifiuto e vedere ridotta la misura dell’assegno di mantenimento". Ora la Corte aquilana dovrà rivedere il taglio dell’assegno o i ‘suggerimenti’ rivolti alla ex moglie.