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L’Aquila, rifiuti: “operazione Penelope”, provvedimenti revocati per Iacoboni e Iacomini

L’Aquila, 15 mar 2012 – Il Tribunale del riesame dell’Aquila ha annullato stamane i provvedimenti cautelari emessi dal Gip del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, nei confronti del sindaco di Magliano dei Marsi, Gianfranco Iacoboni, 59 anni, e dell’assessore dello stesso Comune, Angelo Iacomini di 45 anni, accusati insieme a Franco e Sergio Celi, titolari di un’azienda di lavorazione inerti, di reati che vanno dalla corruzione al furto aggravato, dalla truffa alle violazioni ambientali.

I quattro indagati, inizialmente finiti agli arresti domiciliari, avevano ottenuto due giorni fa la scarcerazione con il solo obbligo di firma. L’avvocato Leonardo Casciere, legale di fiducia dei due amministratori aveva fatto ricorso al Tribunale della Liberta’ sostenendo l’estraneita’ ai fatti contestati a Iacomini e Iacoboni, i quali da stamane potranno tornare anche nel pieno delle loro funzioni visto che erano stati sospesi dall’attivita’ amministrativa da un provvedimento del Prefetto dell’Aquila. Per i Celi che non hanno fatto ricorso al Tribunale della Liberta’ permane l’obbligo di firma. L’indagine in cui sono complessivamente indagate 11 persone e’ stata denominata "Penelope" per l’attitudine degli indagati (11 in tutto) "a fare e disfare corrispondenza ufficiale tra enti e impresa concordandone i contenuti tra mittente e destinatario". Oltre a Iacoboni e Iacomini e ai due fratelli Celi, sono indagati nello stesso procedimento due noti personaggi aquilani, l’imprenditore di 65 anni Armido Frezza e l’ingegnere di 55 anni Volfango Millimaggi, oltre al geometra aquilano Marcello Accili, 60 anni e agli imprenditori marsicani Alessandro Arcangeli, di 40 anni, Armando Romanelli, di 59 anni e Marco Sanzi, di 52 anni. Coinvolto, infine, Luigi Antonio Morgante, di 51 anni, cugino del sindaco, che per l’accusa ha ottenuto l’assunzione dalla ditta Celi in piena campagna elettorale.

L’attivita’ dei carabinieri del Noe di Pescara ha portato alla contestazione di diversi reati, dalla corruzione alle violazioni ambientali, dal furto all’abuso d’ufficio, vede coinvolte, a vario titolo, appunto 11 persone tra pubblici amministratori, imprenditori e professionisti, e portato al sequestro di beni per 10 milioni tra cui una cava nella Marsica, parte di un impianto di calcestruzzo all’Aquila e sei ville a schiera a Carsoli. L’indagine e’ partita a seguito dell’ascolto di alcune intercettazioni telefoniche, a giugno del 2010. Da qui e’ partito uno studio e un’attenta verifica degli uomini del Noe. Regalie e promesse di voti: e’ questo che si cela dietro agli arresti. Secondo l’ipotesi accusatoria i due amministratori pubblici avrebbero stretto «rapporti corruttivi» con i due imprenditori, i due fratelli Sergio e Franco Celi, titolari dell’impresa Celi Calcestruzzi. Da un lato la promessa di appoggio elettorale per la campagna del 2010 ma anche soldi per avere in cambio una delibera «di favore». Nel corso dell’indagine gli inquirenti avrebbero scoperto altri elementi inquietanti. Secondo quanto verificato dai militari del Noe di Pescara, infatti, i due fratelli avrebbero sventrato l’argine del fiume Vera che si trova nei pressi del loro impianto di Bazzano, li’ dove producono calcestruzzo. Gli inquirenti hanno scoperto che proprio nella cava i fratelli hanno sottratto migliaia e migliaia di metri cubi di di inerti «in modo abusivo». Questa operazione avrebbe generato un ingiusto vantaggio economico ai due. Ma per portare a termine il piano, dice la procura, i Celi avrebbero beneficiato anche delle certificazioni false firmate da tecnici compiacenti. Si calcola una frode alle case dello Stato per «centinaia di migliaia di euro».