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Pasticcio mense scolastiche: carte in Procura

L’Aquila, 22 feb 2012 – Un vero “pasticcio” i rapporti fra il Comune dell’Aquila e la società Vivenda che gestisce ancora in regime di prorogatio il servizio di mense scolastiche a giudicare dai contenuti di un esposto depositato qualche giorno fa dal consorzio Orgoglio aquilano alla Procura della Repubblica. Un appalto i cui costi dalla aggiudicazione fino ad oggi sarebbe inspiegabilmente lievitato.

«Il Comune ha operato in modo da assicurare alla Vivenda una serie cospicua di vantaggi economici che non paiono dovuti alla luce della disciplina che regolava i reciproci rapporti – si legge nell’esposto –  Ha riconosciuto alla Vivenda un prezzo superiore per l’attivazione del servizio multiporzione, nonostante in occasione della gara del 2008 la stessa Vivenda avesse convenuto che tale modalità di erogazione del servizio comportasse una riduzione dei costi (e quindi del prezzo); ha disposto tale aumento sulla base esclusiva della valutazione della Vivenda, senza svolgere su di essa alcuna verifica; ha commissionato alla stessa Vivenda una fornitura di arredi senza svolgere alcuna procedura competitiva, disponendo l’acquisto sulla base dei prezzi indicati unilateralmente dalla stessa Vivenda».

Accade così secondo i dati riportati nell’atto che una zanzariera sia costata all’ente 1.760 euro (a fronte di 30); un carrello quasi 500 euro e una fotocopiatrice 1.780 euro a fronte dei 458 euro del valore tecnico. Ma c’è di più: nell’esposto Paolo Pecilli rappresentante del consorzio rileva che il Comune «ha utilizzato le somme che la Vivenda doveva corrispondere a titolo di prestazione migliorativa per far fronte ad una parte dei costi del servizio che la stessa Vivenda si era obbligata a sostenere (addetti allo sporzionamento, carrelli termici, fax e secchi portarifiuti). Ancora: ha pagato per i beni forniti dalla Vivenda un prezzo superiore a quello indicato da quest’ultima nella propria offerta e, comunque, superiore rispetto ai prezzi correnti di mercato. In secondo luogo, per quanto ai pochi beni oggetto delle forniture in esame che trovano riscontro nella offerta tecnica della Vivenda, i prezzi pagati dal Comune sono superiori a quelli indicati in sede di gara». Secondo l’esponente «di tale vantaggi la Vivenda non può essere considerata estranea, tenuto conto che la stessa era ben consapevole dei propri obblighi poiché derivavano dall’offerta tecnica presentata al Comune e dagli obblighi derivanti dalla aggiudicazione dell’appalto». Pertanto «nel fare ciò il Comune dell’Aquila  – secondo il consorzio  – ha violato in due volte la disciplina in materia di gare: in occasione dell’aumento del prezzo del servizio multiporzione, disposto dopo la proroga del contratto alle precedenti condizioni, operazione che, introducendo un rilevante elemento di novità nel servizio svolto rispetto a quello messo a gara, imponeva lo svolgimento di una nuova procedura concorsuale; in occasione dell’acquisto degli arredi delle mense, effettuato direttamente dalla Vivenda senza alcun confronto competitivo con altre ditte, con l’aggravante che i prezzi del materiale sono stati stabiliti unilateralmente dal privato». Di qui la richiesta degli esponenti alla Procura di verificare «se i fatti sopra esposti abbiano rilevanza penale e, in caso positivo, proceda nei confronti dei responsabili». A.Cal.