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Commissione affari costituzionali: parere negativo emendamento retroattività ingiusta detenzione

L’Aquila, 8 feb 2012 – Giulio Petrilli, ex responsabile giustizia del Pd L’Aquila, torna a parlare dell’ingiusta detenzione dopo che alla Camera dei Deputati,  la commissione affari costituzionali, ha dato parere negativo all’emendamento presentato dal senatore Lusi, nel corso della discussione sul disegno di legge sul sovraffollamento delle carceri, approvato in Senato il 25 gennaio scorso, volto ad introdurre la retroattività nella legge sull’equa riparazione per ingiusta detenzione.

L’emendamento, prevedeva la retroattività, di un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge nell’ottobre 1989.

«La temporaneità è legata alla copertura finanziaria, ma se a questo punto viene considerato anticostituzionale, lo si può estendere retroattivamente senza temporaneità. Anche perché lo spirito con il quale è stato approvato all’unanimità al Senato è quello di introdurre la retroattività sulla riparazione per ingiusta detenzione e questa cosa va rispettata, non si può oggi, per fare terra bruciata su qualsiasi iniziativa avanzata dal Senatore Lusi, bocciare l’emendamento. Il Senatore aveva raccolto le istanze di tante persone che avevano subito l’arresto e poi assolte prima dell’ottobre 1989( io sono una tra queste) non avevano avuto nessun risarcimento. La commissione affari costituzionali dovrebbe intervenire sulla anticostituzionalità della legge attuale sul risarcimento per ingiusta detenzione (art.314 e 315 c.p.), in quanto, non essendo retroattiva, è in aperto contrasto con l’art. 24 comma 4 della costituzione che recita “la legge determina per tutti le condizioni e i modi per le riparazioni da errori giudiziari”. Invece di affermare questo principio, essa è contraria a un emendamento sacrosanto che estende un diritto inalienabile per tutti che è quello di risarcire chi è stato privato ingiustamente della libertà personale».

«Al di là del parere della commissione, speriamo che il governo e la Camera dei deputati non annullino un emendamento già passato all’unanimità al Senato e che rappresenta un elemento essenziale del diritto».