Lusi: «Espulsione infamante, farò ricorso»

L’Aquila, 7 feb 2012 – «I processi si fanno nelle Aule giudiziarie, non con dichiarazioni alla stampa e riunioni clandestine. Continuo ad avere fiducia nei magistrati. La dichiarazione di incompatibilità con il Pd e la sanzione della cancellazione dall’albo degli elettori e dall’anagrafe degli iscritti è volutamente infamante». Luigi Lusi reagisce così alla decisione presa ieri dai garanti del partito, presieduti da Luigi Berlinguer, che hanno deciso all’unanimità la massima sanzione disciplinare prevista  dall’ordinamento interno del Pd per l’ex tesoriere della Margherita, che si era già auto sospeso dal partito. Ma il partito democratico non è nuovo a posizioni giustizialiste con i suoi ex componenti e con i suoi ex fondatori.

«La sanzione della cancellazione è solo una comprensibile risposta di comodo. Mi ero già sospeso dal Pd in attesa che la giustizia facesse il suo corso» aggiunge Lusi, che precisa: «Non sono stato convocato dalla Commissione nazionale di garanzia, non mi è stato chiesto se volessi essere ascoltato, non mi è stata chiesta una memoria  difensiva, non mi è stato chiesto alcun documento».

Secondo Luigi Berlinguer «il ricorso non è appellabile perché non esiste un organo superiore al nostro», tuttavia per Lusi «la delibera della Commissione nazionale di garanzia è appellabile». «Ricorrerò al Tribunale civile competente contro la delibera della Commissione nazionale di garanzia per violazione di numerosi articoli del Regolamento sul funzionamento delle Commissioni di Garanzia, sulle procedure e sulle sanzioni che derivano dalla violazione dello statuto e del Codice etico» spiega e annuncia «quando ne uscirò vittorioso, se il Pd non mi vorrà, mi dimetterò un minuto dopo».

Ma come si legge dalla pagina Facebook dello stesso Senatore "la favola del Mostro cattivo fa comodo a molti", è la risposta che Lusi da ai molti che gli chiedono conto.

Ora la parola passa ai magistrati che ieri mattina, dopo aver ascoltato i revisori dell’ex Margherita, hanno ragionato a lungo con gli investigatori del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza sui bilanci della Margherita dal 2008 al 2011, l’esatto ammontare delle entrate (42 milioni di rimborsi elettorali fino al 2011) e, soprattutto, i giustificativi delle uscite. Perché nel 2008, sciolto il partito, vengono spesi 790 mila euro per consulenze? E nel 2010 un milione e 600 mila per ‘viaggi’ e 4 milioni in ‘propaganda’?

Tutto verte attorno alla contabilità della Ttt, la srl amministrata da Paolo Piva, già consulente della giunta Rutelli e poi dirigente Atac. La società aveva come commercialista Mario Montecchia, un uomo di area Margherita, per la quale siede nel Cda della DLM, editrice di Europa, la testata del partito democratico, e da settembre anche nel collegio sindacale della Nie (Nuova iniziativa editoriale), che pubblica l’Unità. Nello studio di Montecchia di via Treviso n. 15 ha sede la Ttt, di cui curava naturalmente atti societari e contabilità. 
Tutto questo viene analizzato ora dai magistrati e dalla Guardia di Finanza affinchè si capisca come il meccanismo intorno al tesoriere non abbia mai notato le ardite movimentazioni. Per questo ci si chiedecome potesse Lusi far entrare e uscire dall’Italia 13 milioni comprando appartamenti prestigiosi da amici di partito e pagando tasse per cinque milioni, senza che nessuno dei componenti del Direttivo della Margherita o gli stessi revisori dei conti se ne accorgesse.