Caso Lusi: inchiesta verso l’allargamento

Roma, 2 feb 2012 – La Procura non ha affatto chiuso le indagini sui circa 13 milioni di euro usciti dalle casse della Margherita, tra 2008 e 2011, e la cui destinazione non è chiara per almeno cinque di essi. Nonostante il senatore Luigi Lusi abbia assunto in proprio la completa responsabilità delle operazioni, il procuratore aggiunto Alberto Caperna ed il sostituto Stefano Pesci si preparano ad ascoltare nuovi testimoni e a proseguire le indagini finché non sarà chiarita l’intera vicenda.

Molti dubbi, infatti, sono da chiarire. A partire dalla posizione di Francesco Rutelli (attuale leader di Alleanza per l’Italia), che all’epoca era segretario della Margherita. Rutelli si è affrettato a “scaricare” Lusi, dicendosi «parte offesa». Lo stesso Rutelli dice che gli sono sconosciuti – come riporta oggi il sito di Repubblica  – Giuseppe L’Abbate, proprietario dell’immobile romano acquistato dalla TTT srl (beneficiaria di oltre 11 dei 13 milioni usciti dalle casse della Margherita), per 2,2 milioni; e Paolo Piva, amministratore unico della medesima società, riconducibile a Lusi.

Rutelli dice di non conoscerlo ma L’Abbate è membro del consiglio di amministrazione della società editrice di Europa, quotidiano del partito, e Piva, dichiara lo stesso leader Api, dev’essere «un collaboratore di Walter Tocci, mio assessore quando ero sindaco di Roma nel ’98». Una serie di operazioni immobiliari compiute dalla TTT srl, ha portato ad esborsi per circa 6 milioni di euro, mentre altri 3 milioni sono stati versati nelle casse dell’Erario per imposte sugli utili della società. Resta da capire la differenza che fine abbia fatto.

Ma tornando alla cronaca nazionale, la tesi secondo la quale il senatore sia stato l’unico operatore è sempre più difficile da mantenere. Al di là del fatto che il saldo delle casse della Margherita era di oltre 25 milioni di euro (per un partito che non c’è più dal 2007), c’è da dire che i bilanci del partito relativi agli anni 2008, 2009 e 2010 sono stati approvati all’unanimità dall’Assemblea del partito e pubblicati in Gazzetta Ufficiale. E qui crescono i dubbi che non ci siano altri soggetti coinvolti. Dalle carte infatti emerge come siano iscritte nei bilanci voci relative  a “spese di propaganda e comunicazione” e “collaborazioni e consulenze” per oltre 5 milioni di euro, in relazione al bilancio 2010. Valori ben più alti rispetto a quello dell’esercizio 2008. E i dubbi vertono sul fatto che i bilanci sono stati certificati dai revisori, che hanno attestato la regolare tenuta contabile. Quindi teoricamente in diversi hanno verificato quello che doveva essere verificato: regolarità delle fatture, dei movimenti e tutto quanto di rito. E ancora in diversi sapevano. Oppure non è stato fatto. In ogni caso i fatti sono stridenti con la versione dell’unico operatore.

Sotto il piano politico, o meglio della Margherita, sciolta nel 2007 mantenendo organismi dirigenti e patrimonio da annotare come Luciano Neri, dirigente del partito, attualmente Pd, ha chiesto le  dimissioni di Francesco Rutelli da presidente e di Enzo Bianco, presidente dell’Assemblea federale.

(red)