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Bernardi (Pd): Giornata della Memoria, ricordi anche i palestinesi

L’Aquila, 27 gen 2012 – «Si svolgeranno anche quest’anno le celebrazioni ufficiali della Giornata della Memoria, si ricorderà la Shoah ed il copione sarà lo stesso: discorsi intrisi di retorica, la rievocazione e le testimonianze dei sopravvissuti, temi e ricerche sull’Olocausto e sulla persecuzione degli Ebrei, la necessità di ricordare. Sono stato in Palestina un mese fa, perché volevo conoscere “con gli occhi” la realtà dell’occupazione israeliana e le condizioni di vita delle donne, degli uomini, incontrandoli, parlando con loro, provando a sentire la loro vita». Così Antonello Bernardi, consigliere comunale Pd, in una riflessione sulla “Giornata della Memoria” che amplia la riflessione al complesso rappirto tra Israele e Palestina «Ho attraversato i Territori Occupati, sono stato a Jenin, Nablus, Hebron, con la delegazione di Assopace, organizzata da Luisa Morgantini, una donna straordinaria, di cui mi hanno colpito la vivacità intellettuale e la capacità di stare in relazione tanto con la venditrice di tappeti nel souk che con il Primo Ministro palestinese a Ramallah. Il muro di separazione imposto da Israele, gli ulteriori muri in costruzione a delimitare città e terre da occupare, la sofferenza quotidiana nei campi profughi che da sessant’anni rappresentano l’unico luogo possibile da chiamare casa, la compostezza forte dei parenti delle giovani vittime dell’occupazione israeliana, l’energia positiva dei giovani palestinesi intrecciata all’esperienza di anziani resistenti, tutto questo mi ha attraversato in profondità, perché è assurdamente difficile e doloroso vedere come un popolo abbia concepito ed attuato, con tanta determinazione e crudeltà, un sistema di oppressione, di controllo e di segregazione come quello imposto al popolo palestinese.

Negli incontri svolti con i rappresentanti del governo palestinese, con le Ong operanti in Palestina, con le donne del Mehawar Centro Antiviolenza per le donne di Betlemme, con i comitati di resistenza non violenta, ho sentito la forza di una resistenza ostinata e pacifica, che rivendica il diritto all’esistenza ed il diritto ad abitare la propria inalienabile terra.

Condividere la loro esperienza ha rinnovato quel senso di perdita collettiva ed individuale che ho provato dopo il terremoto e che continua a caratterizzare il nostro abitare la città che non c’è, in una assurda ed inspiegabile sovrapposizione di esperienze, profondamente differenti, eppure legate da una cosa semplice e dolorosa quale è la perdita irreversibile.

Celebrare la Giornata della Memoria senza nominare i crimini commessi da Israele nei confronti del popolo palestinese in nome della “sicurezza”, significa legittimare posizioni ipocrite e vergognose, esercitando una memoria parziale, ambigua, che replica ed accentua la solitudine e l’isolamento colpevole in cui il popolo palestinese è stato lasciato da parte della comunità internazionale».

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