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L’Aquila: ricostruzioni a scansioni costanti

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di Oreste Luciani – Un’antica pergamena ricorda la consacrazione della chiesa di Santa Maria de Aquili, chiamata poi Santa Maria delle Fontane, avvenuta il 7 ottobre 1195 ad opera di certo Odorisio vescovo di Forcona. Buccio da Ranallo poeta trecentesco, con spontanea semplicità narra che i popoli di Amiterno e Forcona si misero in giro per trovare un luogo adatto per fondarvi la nuova città. Dopo tanto girovagare alla fine scelsero il colle di Aquili  ” et uno parlò fra li altri et fece questa proposta: nome Aquila ponamoli et ognuno se  ‘nci accosta”. Fu l’inizio di quella segmentazione di crescita di una città e di un territorio colpito da calamità naturali e sociali. Le prime povere case vennero distrutte dalle truppe di re Manfredi nel 1259 e solo nell’aprile del 1266 si procedette ad una riedificazione ( prima di una lunga serie ) sotto la guida di uno dei Sinizzo che redasse un vero e proprio piano urbanistico contenente indicazioni su spazi assegnati a ciascuna famiglia per un totale di 14 mila abitanti.

La figura di Pietro Angelerio con la sua elezione a pontefice,dette una svolta di crescita ad una città lacerata da discordie interne e dalle scorrerie di Niccolò dell’Isola sui castelli che concorsero alla edificazione de L’Aquila. Nel 1283 il pio eremita del Morrone ebbe la gioia di veder gettate le fondamenta della Chiesa di Santa Maria di Collemaggio dedicata all’Assunta e San Benedetto. Il tempio divenne l’emblema della città, espressione dell’arte benedettina che ancor oggi, nonostante sventrata nella parte presbiteriale e nel transetto, riunisce un popolo che vuole rinascere ad ogni costo. Gli anni successivi alla edificazione scandiscono in maniera costante una serie di eventi tellurici quasi tutti di magnitudine superiore a 6 e le cronache  notano sempre “. e venne ricostruita”. Il metodo ricostruttivo attingeva sempre ad un vocabolario di mattoni, di pietre locali, di tegole, di legname, articolato individualmente e rielaborabile nell’uso. Nel corso dei secoli le tecniche costruttive non hanno subito modificazioni sostanziali  segnando nell’artigianato e negli stessi utenti un comportamento stereotipato riscontrabile anche in alcuni abitanti di un paese vicino L’Aquila che dinanzi alla propria casa,distrutta dal sisma del 6 aprile 2009, mettevano da parte e segnavano le pietre per poterle ricollocare allo stesso posto nel corso della ricostruzione. Queste abitudini hanno forse infuso energia agli abitanti colpiti dai vari eventi catastrofici ma le attuali tecniche ricostruttive prevedono nuove componenti capaci di supportare un sisma aggressivo. Purtroppo i ritmi di trasformazione sono lenti. Un grave ostacolo alle innovazioni è posto dall’organizzazione sociale e da un diverso modo di approccio degli ordini professionali che reclamano più libertà operativa a scapito della qualità dei materiali utilizzati e quindi della sicurezza. Emblematico il racconto delle conseguenze del terremoto del 1452 che colpì L’Aquila fatto dal Cirillo “Era stupor grande vedere la rouina de i palazzi, e altri edifitij della città. Le colonne della tribuna e testudine della chiesa di S.Bernardino, si spezzaron tutte, onde nel rifarle, fu mutato disegno (non materiale n.d.t). La tribuna maggiore della chiesa di Colle Majo uenne in rouina, ed essendo nell’altar di essa conservato il Sacramento che uenne trovato illeso miracolosamente, fattoglisi nella rouina riparo da alcune pietre quadrate che in segno del miracolo fino ai miei tempi (1500) è solito mostrarsi”. A seguito dei sismi successivi che recarono danni enormi, la curia aquilana, sull’esempio di altre iniziative scientifiche scaturite dal dibattito culturale in atto nella seconda metà dell’800, fece costruire un osservatorio geodinamico a colonna, collocato in un locale del seminario ed inaugurato il 16 marzo 1884.Lo stesso,funzionante per molto tempo ,registrava movimenti anche di bassa frequenza. Una città storica come L’Aquila pone agli urbanisti il problema del riuso di materiali e strutture che rispondano a funzioni variabili e la crisi energetica e soprattutto economica in atto propone altre variabili che richiedono tempi lunghi di progettazione e soprattutto di esecuzione. 

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