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Senato: approvato emendamento Lusi su ingiusta detenzione

Roma, 25 gen 2012 – «Ieri sera al Senato è stato votato e approvato all’unanimità l’emendamento, presentato dal senatore Luigi Lusi del Pd, per introdurre la retroattività nella legge sulla riparazione per ingiusta detenzione». A comunicarlo è Giulio Petrilli, che spiega che «lo stesso  è stato discusso nell’ambito degli emendamenti al disegno di legge del dl sul sovraffollamento delle carceri».

«Grazie alla sensibilità e all’impegno tenace del senatore Lusi – aggiunge Petrilli –  la lunga e difficile battaglia su questo tema ha trovato ieri sera una soluzione positiva. Soddisfazione anche per l’approvazione all’unanimità di un emendamento come questo che trattava un tema molto delicato e complesso, ma sentito fortemente da diverse persone. Io sono una di queste, in quanto ho scontato quasi sei anni di carcere per poi essere assolto in appello, con sentenza definitiva della cassazione prima dell’ottobre 1989, data di entrata in vigore della legge sul risarcimento per ingiusta detenzione. Purtroppo tutte le persone che, come per il mio caso, dopo la detenzione hanno avuto sentenza definitiva di assoluzione prima di quella data, non hanno potuto fino ad oggi essere risarcite in quanto la legge non era retroattiva».

«L’approvazione dell’emendamento di ieri – spiega Petrilli – serve a superare questa disfunzione del diritto e quindi risarcire chi è stato privato ingiustamente della libertà personale che è un diritto inalienabile sancito dalla Costituzione. Infatti il comma 4 dell’art. 24 della stessa recita testualmente: “La legge determina le condizioni e i modi per le riparazioni di errori giudiziari“.

Quella dell’introduzione della retroattività nella legge sulla riparazione per ingiusta detenzione è stata una battaglia molto lunga e difficile che ha richiesto tanto impegno, su questo stesso tema infatti negli anni scorsi sono stati presentati diversi disegni di legge, ma nessuno di essi è stato mai calendarizzato, nonostante iniziative di sollecitazione con petizioni, appelli, scioperi della fame, iniziative pubbliche».

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