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Direttiva taglia-cas: «È illegittima». «No è corretta»

L’Aquila, 25 gen 2012 – Si profila una battaglia tra Comune e Sge sulla direttiva “taglia-Cas”. Il provvedimento firmato dal vicecommissario Antonio Cicchetti il 16 gennaio ha acceso un dibattito tra le due strutture. E’ ritenuto contraddittorio dal Comune, con l’assessore all’assistenza alla popolazione Fabio Pelini che avverte: «Lo impugneremo». Ma è difeso dalla Sge con il coordinatore Roberto Petullà che spiega: «Abbiamo rispettato le norme vigenti, usiamo il buon senso».

Così mentre il Comune ricorda che «l’avvocatura sta valutando se ci sono i termini per impugnare la direttiva», la Sge spiega che la direttiva ripete quanto in sostanza già stabilito da precedenti direttive e ordinanze. Come quella del dicembre 2010, che stabilisce che «l’assegnazione dell’alloggio comporta l’automatica cessazione di eventuali forme di assistenza alternativa». 
Sotto accusa da parte di Comune e cittadini (che su questo come su altri aspetti si prepara alla mobilitazione), c’è la perdita della maggiorazione di 200 euro, stabilita con una direttiva precedente per gli sfollati della cosiddetta “lista coda”. Poi la perdita del Cas per chi rinuncia all’alloggio; infine la retroattività, che prevede la restituzione delle 200 euro dal momento in cui coloro che sono in lista coda sono stati chiamati per avere un alloggio.
Ma andiamo con ordine. Nel 2010 venne data la possibilità agli sfollati che rientravano in nuclei familiari composti da una o due persone, di uscire dalla graduatoria principale ed entrare in una “lista coda”, allo scopo di alleggerire la graduatoria. «A queste persone venne garantita una maggiorazione del Cas di 200 euro, dovuta all’impossibilità, per lo Stato, di offrire una sistemazione tempestiva», spiega Petullà. La graduatoria principale è cessata il 15 dicembre scorso e a partire da settembre-ottobre la Sge ha incominciato a chiamare gli sfollati in coda. «Le norme prevedono che coloro che rinunciano all’alloggio», ricorda Petullà, «perdono le 200 euro in più, mantenendo però il Cas».
«LA RETROATTIVITA’ NON ESISTE»
E qui subentra la questione controversa della retroattività. Il passaggio contestato della direttiva Cicchetti dice che «cessa l’erogazione della maggiorazione di 200 euro mensili a tutti coloro che ancora ne beneficiano a qualsiasi titolo». Inoltre «per tutti i richiedenti in “lista coda” che hanno rinunciato all’assegnazione dell’alloggio prima dell’emanazione della presente direttiva, l’erogazione dell’aumento cessa dalla data di rinuncia con eventuale recupero di quanto già percepito». 
«La retroattività in realtà non esiste», insiste Petullà.
«In base alle norme il Comune avrebbe dovuto togliere automaticamente la maggiorazione ai cittadini in coda che rinunciavano all’alloggio», spiega. Passaggio che, a detta della Sge, non è stato rispettato perché il Comune ha continuato a erogarla. «Noi abbiamo volta per volta comunicato al Comune la rinuncia all’alloggio da parte degli sfollati. Vedendo che però le 200 euro non venivano tolte, abbiamo ribadito questo obbligo nella direttiva di gennaio. I rinunciatari devono restituire la maggiorazione a partire dal momento in cui sono stati chiamati dalla Sge». Insomma la restituzione dovrebbe avvenire per un errore del Comune.

IL CAS
La questione della perdita del contributo per l’autonoma sistemazione va separata da quella della maggiorazione. E riguarda tutti, anche coloro che non erano in coda ma percepivano il Cas. Gli sfollati che verranno chiamati a occupare un alloggio e rinunceranno, in automatico perderanno anche il Cas. In sostanza: il dovere dello Stato nei confronti degli assistiti si esaurisce nel momento in cui vengono chiamati per avere un alloggio.

Il Comune dal canto suo continua lungo la strada del ricorso. «La direttiva “taglia-cas” cambia le regole in corso d’opera», dice l’assessore Pelini, «creando problemi ai cittadini che hanno scelto il contributo per l’autonoma sistemazione. Persone che hanno rinunciato all’alloggio perché le norme permettevano loro di scegliere». L’assessore ribadisce che «l’avvocatura sta valutando se ci sono i termini per un ricorso».
Intanto l’assessore spiega che «la copertura finanziaria del Cas è garantita fino al 31 marzo, grazie ai 30 milioni di euro stanziati dal governo per la proroga dei contratti dei precari della pubblica amministrazione e per l’assistenza alla popolazione. Dopo», conclude, «non sappiamo cosa succederà».

M.Gianf.

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