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Avezzano al via “Passi sulla scena”: rassegna di teatro ragazzi e giovani

Avezzano, 25 gen 2012 – Venerdì 27 gennaio 2012, ore 11,00 presso il Teatro dei Marsi di Avezzano Roberto Capaldo e Walter Maconi presentano “Kap0′ – Vite  all’incanto” bando pubblico per un riacquisto di memoria collettiva di Roberto Capaldo. Uno spettacolo per il giorno  della memoria. Ci saranno le sculture di Antonio Catalano, voce registrata di Lorenza Zambon, una coproduzione Casa degli Alfieri / Universi Sensibili con il sostegno di Teatro dei Colori.

Il 27 gennaio 1945 l’armata rossa ha aperto i cancelli di Auschwitz trovando circa 7000 prigionieri ancora in vita. Non erano esclusivamente ebrei. Nei lager c’erano normali cittadini che avevano nascosto o aiutato gli individui destinati alla deportazione. C’erano omosessuali, rom, sinti, criminali, prigionieri politici, intellettuali, donne sospette di avere una relazione “interrazziale”, testimoni di Geova, religiosi cristiani… Un’ oceanica diversità che costituiva nella “microsocietà” del lager una babele di uomini costretti a sopravvivere nonostante tutto. Tra di loro vi erano anche figure sinistre e inquietanti. Individui senza convinzione o di dubbia moralità o semplicemente obbligati in quanto scelti per essere Kapo. Erano selezionati tra i deportati per controllare e governare le squadre di lavoro e la vita nelle baracche. Esercitavano sugli altri internati un potere assoluto collaborando con le SS nell’opera sistematica di annientare i loro stessi compagni. Sono quegli individui che abitano la “zona grigia” descritta e analizzata da Primo Levi. Quella zona torbida in cui il bene e il male non sono più individuabili chiaramente perché il contesto e le regole in cui si agisce sono forzati, sbagliati, paradossali.  Quando lo stesso Levi scrive la prefazione dell’autobiografia “Comandante ad Auschwitz” di Rudolph Hoss, che però appartiene indubbiamente ad una zona “nera”, ammette di introdurre un’opera di alcun valore letterario o intellettuale. Definisce l’ex gerarca un autore banale, ottuso, gretto e mendace. Ma l’utilità, dice Levi, sta proprio in questo. Nel “certificare” nero su bianco di quali meccanismi e quali “individui” siano stati alla base del fenomeno nazista. Con questo stesso sentimento il progetto teatrale vuole indagare quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali sono le tecniche per annientare la personalità di un individuo. Quali rapporti si creano a quel punto, tra oppressori e oppressi. Se possibile scoprire in definitiva “come si costruisce un mostro”. Attraverso un linguaggio iperbolico,  paradossale, verrà portata in scena la “versione” dei fatti dei  protagonisti delle zone grigie, non escludendo la possibilità di dare campo a caratteri grotteschi,  ridicoli declamatori delle proprie gesta o inconsapevoli testimoni del proprio operato.

La prima generazione è quella che si è trovata al centro della storia. Ha vissuto un trauma. La seconda, la generazione dei loro figli, è così vicina che non sempre ha il coraggio di conoscere il passato, di porre domande. La terza generazione, quella dei nipoti, ha una vita normale. E allora può porre domande e cercare risposte. E comincia a indagare, a raccontare la storia della prima generazione.

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