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Valle Subequana: unione dei comuni per lo sviluppo territoriale

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L’Aquila, 23 gen 2012 – «Con un comunicato del 9 novembre 2011, aggiornato al 21 novembre 2011, lo Sportello delle Unioni ha calcolato le richieste di contributo spettanti alle unioni di comuni per l’anno 2011, come previsto dal decreto ministeriale 1° ottobre 2004, n. 289, in ?  9.409.585,60, fonte Ministero Dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali ). Ad usufruire del contributo statale sono state 127 unioni di comuni sparse su tutto il territorio italiano. Gli amministratori della Valle Subequana purtroppo non indirizzano le loro scelte nella direzione più logica e vantaggiosa per i cittadini; dovrebbero essere aperti, con forte volontà di cambiare e non legati a logiche obsolete, controproducenti ed inadeguate per governare lo sviluppo e la trasformazione del territorio». Questo scrive in una nota il movimento per il comune unico Subequano, aggiungendo «Con l’Unione dei Comuni Subequani si potrà amministrare con azioni mirate e si potrà organizzare una progettualità specifica per lo sviluppo del nostro territorio dando risposte economiche, moderne e positive ai bisogni e alle aspettative dei cittadini subequani, condizioni necessarie e fondamentali affinchè si possa parlare di sviluppo locale territoriale in senso proprio. L’Unione dei Comuni Subequani, migliore sarebbe la fusione dove sono previsti incentivi statali e regionali, rappresenta una razionalizzazione necessaria per i nostri Enti municipali comunali per dare risposte ai bisogni del territorio. Si tratta, in sintesi, di un operazione specificamente rivolta al riordino territoriale in un nuovo modello di cooperazione intercomunale per poter elaborare un progetto unico e migliorare lo standard qualitativo dei servizi comunali. Come è noto ormai da tempo, l’istituzione comunità montana è oggetto di attenzioni particolari da parte della classe politica, quindi è inutile rimanere attaccati alla Comunità Montana Sirentina, Ente che gestisce territori diversi tra loro, costituito da 16 paesi il cui territorio si estende su una superficie totale di 483,19 Kmq comprendente l’Altipiano delle Rocche, la Valle Subequana, la Valle dell’Aterno e la Piana dei Navelli. Gestendo territori diversi tra loro non può attuareuna strategia comune di valorizzazione territoriale, ma soprattutto ha difficoltà di sopravvivenza dovute alla situazione finanziaria profondamente mutata, dove è evidente come la gran parte dei contributi siano destinati alle spese correnti e al pagamento degli stipendi dei dipendenti dell’Ente. Prova ne è che il contributo per l’anno 2011 alla Comunità Montana Sirentina, da parte della Regione Abruzzo, è stato del 20% in meno dell’anno precedente e cioè di 323.000 euro in confronto ai 403.000 euro del 2010. Oltre a questo vi è da dire che le Comunità Montane sono Enti finanziati esclusivamente dalle Regioni e che tali finanziamenti possono essere destinati anche alle Unioni di Comuni che subentrino alle Comunità Montane disciolte, (L. R. n 35 del 23 agosto 2011 art. 5, comma 3 ). La potenzialità dell’Unione dei Comuni Subequani non è limitata alla possibilità di gestione associata di servizi e funzioni, ma è rappresentata da alcune opportunità importanti, come: la strategia comune di valorizzazione territoriale; il miglioramento dell’uso delle risorse rendendo più efficienti la gestione delle funzioni e la prestazione dei servizi ai cittadini, senza che venga alterata l’identità e la personalità giuridica dei Comuni; la risposta in maniera più adeguata alle esigenze dei cittadini, fornendo risposte all’altezza dei loro bisogni; un soggetto amministrativo più forte; una promozione dello sviluppo integrato e crescita socio-economica del territorio; un maggiore potere contrattuale nella richiesta di contributi allo Stato, alla Regione o all’Unione Europea».

«A fronte di ciò – conclude la nota – non si comprendono quali sono le motivazioni che inducono i nostri amministratori a non indirizzare le loro scelte verso l’Unione dei Comuni Subequani. A questo proposito è necessario coinvolgere la popolazione subequana affinché ogni cittadino sia posto nella condizione di far sentire la propria opinione, non si possono decidere le sorti della Valle Subequana nel chiuso di una stanza o con incontri dove il solo tema è come trovare soluzioni per far si che non si giunga all’Unione dei Comuni. In una società democratica è indispensabile favorire e promuovere la partecipazione dei cittadini su decisioni da attuare per la collettività ed è necessario che il dibattito esca dal suo alveo ristretto ai soli sindaci e che un tema di questa portata venga discusso pubblicamente perché il futuro della Valle Subequana non è una questione che riguarda solo pochi».

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