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L’Aquila, Bertolaso: «ho sbagliato a far convocare la Commissione grandi rischi»

L’Aquila, 22 gen 2012 – «Ho sbagliato a far convocare la commissione grandi rischi, nessuno mi obbligava, l’ho fatto per riguardo per quelli che oggi vogliono denunciarmi per omicidio colposo. Avrei dovuto farlo dopo le 3 e 32 del 6 aprile 2009». Così Guido Bertolaso intervistato su La7 da Antonello Piroso durante la trasmissione “Ma anche no”. La risposta vuole sottolineare la sua diligenza e senso di responsabilità su quello che stava accadendo all’Aquila nella primavera sismica di tre anni fa.

Si parte dalle vicende della nave Concordia e dal ruolo della Protezione civile per arrivare al processo della Commissione grandi rischi all’Aquila e alle recenti intercettazioni pubblicate dal quotidiano “La Repubblica” nelle quali Bertolaso, al telefono con l’allora assessore alla protezione civile della Regione Abruzzo, Daniela Stati, esplicita la sua strategia per tranquillizzare i cittadini aquilani sul fatto che lo sciame sismico in corso nel 2009 non fosse preludio di nulla di grave.

«Si sarebbe dovuto evacuare tutto l’Abruzzo? Non c’era questa possibilità. Avrei fatto tutto il possibile per evitare i 308 morti» dice e ripete il mantra «Non è il terremoto che uccide la gente ma chi costruisce male le case».

Alla domanda sul senso della telefonata con la Stati, l’ex capo della protezione civile ribadisce di aver voluto “informare” correttamente, basandosi sulle affermazioni degli scienziati della Commissione grandi rischi che ribadiscono, da oltre dieci anni, che un avvicendarsi di piccole scosse fa diminuire il rischio di una scossa più forte. Il suo intento era quello di placare le “voci” allarmistiche su eventuali scosse in Abruzzo.

Poi accenna al processo che dovrà affrontare all’Aquila, fino a qualche giorno fa come testimone, oggi forse con l’accusa di omicidio colposo, si prepara all’accoglienza dei Comitati e di Rifondazione comunista. Nella voce un’intonazione insofferente. Nelle sue parole adombra complotti e poteri forti che lo avrebbero scelto come uomo scomodo «ero troppo popolare per essere accettato, tollerato, dalle realtà forti e potenti di questo paese». Promette che si incatenerà se i procedimenti giudiziari a suo carico dovessero cadere in prescrizione, vuole essere giudicato e si lamenta ancora una volta della «gogna mediatica feroce e inaudita» che sta subendo. Lo abbiamo già detto, la giustizia farà il suo corso, ma Bertolaso non può sottrarsi alla ribalta dei media, nel bene e nel male, lui che ne conosce così bene le potenzialità e ha saputo farne uso a proprio vantaggio, soprattutto all’Aquila.

di Alessia Moretti

BERTOLASO, NON ACCETTERO’ PRESCRIZIONE –  «Io la prescrizione non l’accetterò mai, mi incatenerò davanti al ministero di Grazia e giustizia se dovessero dire che vado in prescrizione». Lo ha detto l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, parlando delle sue vicende giudiziarie al programma ‘Ma anche no’ su La7.

«La prima udienza del processo – ha affermato Bertolaso – è fissata per la fine di aprile di quest’anno. Ma i due pubblici ministeri che mi hanno accusato e ottenuto il rinvio a giudizio sono uno a Cesena e l’altro a Venezia. Non c’è nessuno e quindi, siccome non ci sarà nessuno in grado di sostenere l’accusa nei miei confronti a fine aprile, qualcuno dirà: ‘ma io mi devo leggere le carte’ e quindi andremo a novembre e così andiamo verso quella prescrizione che io non voglio».

Bertolaso ha promesso la sua verità in un libro che – ha affermato – «sto cercando di scrivere». «C’è stata un assoluto, totale, amaro silenzio di tutte le istituzioni nei confronti della mia vicenda», ha detto.

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